
Sabato scorso siamo stati a Imola. Abbiamo mangiato in centro città, in un locale tipico, il Parlaminté, che miscela la tradizione romagnola con piatti di pesce originali e creativi. Insalata di gamberi, pesce non di allevamento con tortino di melanzane e cacao, un ottimo Anima delle cantine Marramiero. Totale in due: 57 euro, un rapporto qualità/prezzo ottimo, e una riflessione: che ormai l'impossibilità di mangiare bene a Bologna è diventato un luogo comune così condiviso che noi Bolognesi ci siamo rassegnati al 100%. Esatto.
Chi non conosce bene Bologna si immagina una città "grassa" dove si mangia bene ovunque. La triste realtà è un'altra: le centinaia di migliaia di studenti e avventori di fiere e congressi (una vera folla di decine e decine di migliaia di persone che ogni giorno irrompe in città per quasi otto mesi l'anno) ha snaturato la domanda di ristorazione in città, e miscelando questo fatto con una sorta di arrogante delirio di onnipotenza di moltissimi ristoratori si ottiene una città dove ruotano tra riffe e raffe 500.000 persone al giorno che si sono arrese a non mangiare fuori o a mangiare fuori a prezzi incredibili e/o sotto gli standard qualitativi che ci aspetteremmo.
In pratica, a Bologna si mangia o in pizzeria (almeno 12-15 euro per pizza -spesso deludente -birra-caffé) o in ristoranti etnici (cinesi, giapponesi, indiani, messicani, argentini, gli ultimi 4 tipi solitamente carissimi, anche oltre i 30 euro a testa). Fatte salve queste tipologie, a Bologna si trovano...
a) ristoranti da "nota spese", destinati a vari Zii Paperone della zona o a coloro che mettono il tutto a carico dell'azienda. Fanno la loro fortuna con le Fiere, e spendere meno di 50 euro è un'utopia. Ce ne sono alcuni ottimi, per esempio Il Cambio, il mio favorito, ma in grandissima percentuale sono un po' dei bluff. Basta vedere le guide culinarie che analizzano i migliori ristorante della regione o d'Italia: raramente troverete punteggi altissimi per ristoranti bolognesi. E anche isolando i cinque-sei migliori della categoria, non sono certo una soluzione per mangiare fuori quotidianamente.
b) ristoranti medi "tipici": a differenza di altre città, in cui il ristorante di cucina locale a medio prezzo e di buona qualità è una costante, qua da noi semplicemente credo che non ce ne sia NESSUNO. Se si vuole rimanere nella fascia 15-20 euro e sulla tipologia di cucina tipica bolognese... si trovano solo dei "pacchi", per usare il nostro slang. C'è sempre qualcosa che non funziona: il servizio, il cibo, le materie prime, i sapori... tutto è salato, unto, poco gradevole. Potrei fare molti nomi, ma meglio stendere un velo pietoso. Anche i 2-3 che un poco si salvano (il Pontelungo, per esempio, o Amedeo in via Saragozza) sono a dir poco ondivaghi. Un classico di sempre, il Meloncello, è ormai fuori target come prezzo. Insomma, un disastro.
c) ristoranti medi "creativi": recentemente si sono affermati una piccola squadriglia di ristoranti gestiti da chef giovani e creativi, che mescolano carne e pesce, elementi etnici e altri locali, cucina del territori con suggestioni di altre terre e altre latitudini. Sono buoni, pur con qualche cedimento. Il problema? Nascono con le migliori intenzioni, ma appena superano una minima soglia di popolarità diventano iper affollati, il servizio inizia a cedere di tanto in tanto, ma soprattutto i prezzi si gonfiano e pian piano si fa strada la tentazione di dare una spallata ai prezzi e di entrare nella categoria "a". Cito un po' a braccio alcuni dei migliori della categoria: Scacco Matto, Casa Monica, Godot, Pane e Panelle, Divinis, e ultimamente una passione personale, dove ho appena cenato, il C.Bo all'interno della Sala Borsa, un ottimo rapporto qualità/prezzo e un'ottima cucina creativa.




