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31 maggio 2013

Quel che si intravede, o intuisce (direi, l'amore)


Prendi la cornice digitale dimenticata, ritrovata nel trasloco. In qualche modo riesci ad accenderla, a ricostruire come funziona. E si accende, le immagini scorrono lente, implacabile. Sei tu, dieci chili fa, occhiali da miope fa, amori fa, in altre immagini e viaggi e latitudini. E sei tu e non sei tu e questi cinque anni sono cinquecento o cinquemila.

E questa notte non è fatta per leggere o per guardare la tv. E' fatta per scrivere, per seguire immagini nuove che carichi sulla cornice e che sono di queste settimane. Settimane in cui hai cambiato casa, hai messo tutto quello che avevi in cento scatoloni, mani pesantemente delicate li hanno sollevati, li hanno portati giù dal quinto piano e poi su fino al sesto. Scatoloni e camion e scale e carrelli elevatori e tre giorni più scorrevoli del previsto in cui ti sei spostato dal Baxter Building e sei approdato alla Watchtower. 400 metri più ad est, una fermata d'autobus più verso il centro, stesso quartiere, stesso CAP, stessa parrocchia, stesso circolo del PD. Eppure, come mille miglia di distanza, come un viaggio in un altro pianeta. Eri in affitto prima, in quella piccola casa con quel grande terrazzo e cinquanta piante e il fantasma di un gatto e altri fantasmi che abitavano con te. Li avevi anche interrogati, una volta, con l'aiuto di un amico sensitivo (sensitivo sul serio, come nei fumetti), e ce n'era uno che proteggeva la casa o forse la infestava, con un nome impossibile, e nella descrizione sembrava il fantasma di un aborigeno, di un'anima antica, un tuo Gateway personale. E in quella casa ci avevi abitato sedici anni ed eppure non era tua, c'erano parti in cui non avevi mai messo piede, cassetti mai aperti, nodi chiusi cinque, dieci, quindici anni fa e mai sciolti, una carta da parati improvvisata per coprire la colonna in vetro verde smeraldo del salotto, creata con carta da preghiera cinese, a sei mani, una delle prime mattine di quel maggio 1997, e mai cambiata. C'era tanto amore in quella casa, ma negli anni si era unito al dolore, alle lacrime, all'inerzia della vita che non scorre, e alla fine c'era tutto, c'era troppo, un giardino sotto il cielo da cui la città si intravedeva appena, una casa che non era tua in troppi sensi.

E invece, qua, nel palazzo più a est, sei a casa. nella casa che hai trovato e comprato tra mille paure e incertezze e sacrifici, ma quella in cui sei entrato in una mattina di febbraio del 2012, quando era ancora di una vecchia signora che ci abitava da 43 anni, e ti sei detto "ecco, vorrei vivere qui, in questa specie di torre sospesa nel cielo, con le finestre da soffitto a parete che danno l'impressione di essere su una nuvola". 
Una casa che non ha nulla a che vedere con la precedente, e che è diventata tua undici mesi fa e che da allora è stata ripensata, praticamente distrutta e ricostruita, con tutta una serie di cose che volevi, un pavimento grezzo di quercia e cenere, le pareti bianche e grigie, ma un muro carta da zucchero in camera da letto, due piccoli terrazzini dove hai portato il limone, l'ulivo, il lauro, l'edera, un'acacia, le piante grasse, la parete a lavagna in cucina, la stanza dei fumetti.
Una casa che nasce così, per ora senza fantasmi, con l'odore di nuovo, la vista a sud, sulle colline da San Michele a San Luca, la città intravista a est, l'Appennino modenese che si intravede a ovest ma solo nelle mattine più terse. Una casa in cui sei a volte solo, altre in due, dove l'amore scorre assieme alla vita, dove ora sei uno ma presto sarai in due, una nuova famiglia che tra queste pareti camminerà, riderà, ascolterà musica e aspetterà l'alba, in un qualche mattino d'estate, guardando a est.

07 aprile 2012

Life after love, in love.


Dusk over Trieste
Originally uploaded by Marco40134.
Che strano tornare al mio vecchio blog, e capire che dopo Twitter, dopo la comunicazione istantanea in 140 caratteri, uno spazio di approfondimento come questo fatica per me a essere funzionale.

Forse perché tendo a essere conciso, a pensare che in poco ci sta tutto. Anche se forse poi non è così.

Descrivere quest'ultimo anno, per esempio, per chi non mi ha seguito su Twitter, non si esaurisce in un tweet solo. Anche se potrei scrivere:

Un anno, un amore, tre traversate dell'Atantico, la Sicilia, la Slovenia, Londra. Cinquemila pubblicazioni (quasi). E cibo e lavoro e ingrassare e dimagrire e chiedermi tutto, dandomi risposte nuove. Ascoltare e parlare. Esserci, o provare a.

E cercare il proprio posto nel mondo... Il luogo dove si è a casa, dove c'è un fuoco a cui tornare, una luce nella notte, il calore, un letto da poco rifatto con le lenzuola che sanno di Marsiglia e lavanda, una gatta che fa le fusa tranquilla, un abbraccio che ti tiene e ti ripara nella notte, mentre fuori possono aggirarsi ogni sorta di fantasmi. Ma tu sei al sicuro. Al riparo. Vivo. Ma tu.

E se il posto nel mondo ce l'avevi e l'hai gettato via? Per infelicità, per follia, per la perdita momentanea del senso per una vertigine distruttiva, per quello che vuoi, ma l'ha buttato via, e ti sei illuso di poter vivere nel mondo, senza un porto fisso, senza un'ancora d'amore, senza un letto solo nostro.
Solo che quella fame d'amore è troppo forte, è la voglia di fare l'amore fino al cuore della notte e anche oltre, di condividere tutto, di cucinare assieme, fare la spesa, e comprare bicchieri di vetro rossi e padelle in ceramica e camminare mano nella mano e addormentarsi vicini e imparare tu la mia lingua e io la tua, io il tuo mondo e tu il mio.

E quindi il posto sulla terra lo cerchi ancora, che sia solo tuo ma aperto anche al tuo amore, cerchi di tornare a essere fuso un'altra persona ma senza perdere te stesso, a imparare a camminare uno a fianco dell'altro, nel mondo.

E dio come è difficile, come è irto di fantasmi. Questa storia odora dello stesso amore, dello stesso tenersi ed essere due bambini impauriti nel mondo e contro il mondo, che giocano a fare i grandi, odora dei pomeriggi d'estate in campagna e della cucina pregna di aromi nei sabato d'inverno. Sa del sale sulla pelle dopo un bagno, di un'attesa in aeroporto, di una notte tutta e solo di parole e di rabbia e di riconciliazione.

E allo stesso tempo, tutto è diverso. Sorvoli un altro territorio. Conosci altri sapori. Cucini altre cose, timidamente, forse goffamente, ma che sfamano ogni appetito, Le risposte sono diverse. Il gioco degli specchi ti riporta altre immagini. E' un gioco di musica, di canzoni, è la giovinezza, è la luce a nordest, è ballare a un concerto, è imparare a non avere paura, a essere condotto e condottiero, maestro e allievo. È la casetta verde davanti a casa tua, sono i ponti, le frontiere, i fiumi, che abbiamo attraversato assieme. Magari fermandoci a gettare via qualcosa, simbolicamente, uno scontrino del passato ormai non più rimborsabile, scaduto, che scompare nel vento, una sera, mentre ti tengo per mano.

23 febbraio 2010

Oltre l'ombra sul cuore


An angel over Bologna
Inserito originariamente da Marco40134

Ho visto un angelo su Bologna. Si stagliava sul cielo, che diventava il cielo di un pomeriggio d'inverno troppo primaverile per il cuore. Si stagliava su via Indipendenza, nero nel controluce, e dispensava dall'alto la sua benedizione e il suo amore e i suoi incantesimi, sulla città bella e inconsapevole. Un angelo su Bologna. Un angelo su tutti noi.
L'angelo del destino e dell'amore, l'angelo che impietosamente e miracolosamente ci tocca con la sua ala, e allevia il dolore del cuore, e ci percorre e ci sorvola. Oggi, e in questa ora, e in questa notte, e sotto questa ombra del cuore.
Un angelo.

13 maggio 2007

Varie notizie da Torino


Bisogna dire che l’idea era un “no brainer”, espressione yankee che significa “una cosa così ovvia, che non c’era bisogno di avere un cervello per arrivarci”:
prendere il Salone del Libro di Torino, la principale manifestazione commerciale sul mondo librario, e fonderla con Torino Comics, la veterana manifestazione del capoluogo piemontese su fumetti e affini. Dopo tutto, in questa epoca di mishung di generi e media, in cui i romanzieri diventano sceneggiatori di comics, in cui gli editori di libri si litigano i diritti delle graphic novel, in cui i romanzi diventano libri a fumetti e dal mondo dei fumetti nascono i romanzi, quale connubio migliore di quello tra libri e fumetti poteva essere benedetto dall’aristocrazia culturale italica, all’ombra della Mole e nei rispettatissimi saloni del Lingotto.

Peccato che, come spesso succede in questo nostro paese delle banane, si siano fatte ancora una volta, come sempre, le cose a metà, con approssimazione e superficialità, al risparmio. Torino Comics non si è invero fusa con il Salone: gli ha fatto da appendice miseranda, da cugino povero che si invita a cena ma si mette in cortile a mangiare dalla scodella del cane. Torino Comics è stata allestita in una tensostruttura, in fondo alla fiera, senza alcuna segnalazione, senza alcun rilievo nella comunicazione del Salone, invisibile. E mentre nei padiglioni del Salone i visitatori sfogliavano Ammaniti e WuMing al fresco dell’aria condizionata, in una patetica tensostruttura, in fondo a tutto, i fumettari morivano di caldo, con svenimenti vari, a 30 e passa gradi di temperatura, in maglietta e pantaloncini.

Quindi, bellissimo il Salone, 10 e lode per la sua organizzazione e glamour, ma zero assoluto per la mancanza di rispetto con cui ha trattato la letteratura disegnata, che merita rispetto e visibilità e non di essere messa in un cantuccio, come una povera cosa.

Per fortuna del mio sistema neurovegetativo e di termoregolazione, l’incontro con il pubblico di cui vi dicevo si è tenuto venerdì nel Salone vero e proprio, con oltre quaranta partecipanti, davvero tanti se pensate che all’incontro successivo, per un romanzo, ce n’erano solamente due (2). Il sottoscritto e Gabriele Dell’Otto abbiamo intrattenuto per un’oretta, dando tante anticipazioni. Trovate un resoconto abbastanza preciso dell’incontro a questo sito. Tra le cose dette, la più esplosiva e imprevista era senz’altro quella sulla nostra imminente uscita con i fumetti legati a mondo di Vasco Rossi, scritti da Enrico Brizzi e disegnati da una posse di giovani e grandissimi artisti, tra cui per ora possiamo solo annunciare Donald Soffritti, tutti colorati da un altro artista che è uno dei miei miti attuali, Emanuele Tenderlini. La notizia è stata ripresa ieri da Il Giorno, Resto Del Carlino, La Nazione, nelle pagine nazionali; andatevela a leggere cartaceamente, dato che QN non rende disponibili online tutti i suoi contenuti.

Al Salone mi sono anche fatto intervistare da Luca Sofri all’interno di Radio3Web, davvero una bella esperienza. Speravo fosse possibile sentire il podcast, ma al momento non pare possibile. Ho poi visto una lunga serie di autori, editori, disegnatori, colleghi etc, in un continuo andirivieni tra la Tensostruttura a 30 gradi e il fresco del Salone.

Due momenti topici del soggiorno:

bere una birra alle due di notte alla festa di Minimum Fax con Sandrone Dazieri, esimio giallista, mente oscura della Mondadori, appassionato di TV, cinema e fumetti, nonché nuovo amico annata 2007

mangiare e fare acquisti all’Eataly, uno spettacolare supermarket/caffetteria sciccosissimo e biologico, con il meglio del meglio dello slow food da comprare o mangiare in loco, tutto DOC, DOP: riso nero, rosso, bianco, plin freschi alla borragine, tallarin, fagioli in confezione deluxe, pane ai fichi, marmellata al mandarino, pesto di tonno, maggiorana e pinoli, un delirio delizioso di dolcezze e salatezze. E nel 2010 apre anche a Bologna, pare…

30 aprile 2007

The day before


Ara pacis
Originally uploaded by Marco40134.
Domani è un altro giorno, e un altro compleanno. Ne compio 42, anche se ormai da novembre sto attuando una sorta di satira preventiva e mi dichiaro quarantaduenne (a tal punto che l’altro giorno per un attimo ho pensato di starne per compiere 43).
Così approfittando del ponte me ne sono venuto qua in campagna, a preparare la festa di domani, scrivere, leggere, ascoltare musica, fare foto, tradurre poesie; insomma, più o meno il mio menù ideale per prepararmi al fatidico giorno, e riprendermi da queste due settimane di tourbillon lavorativo. So che non ho scritto molto ultimamente, e che questa Cannes, questa Barcellona, questa Fiera di Bologna, rischiano quindi di cadere nell’oblio blogghesco (o blogghiano?), ma concedetemi che sia così. Sto pensando a come rivedere e ripensare le modalità di gestione di questo spazio, e nell’attesa di decidere se e come affrontare sul blog le cronache di ordinaria transumanza della mia vita, saranno settimane tematicamente un po’ interlocutorie, queste, almeno così credo e penso nell’ultimo giorno da quarantunenne.

E prima di andare in cucina a iniziare a frullare i ceci per l’hummus, due comunicati di servizio:

domani dalle 22 alle 23 dovrei essere in diretta su Radio24 per uno speciale su Spider-Man 3 (spero di essere abbastanza lucido per dire qualcosa di sensato...;-). Se non sapete come meglio passare un martedì sera, check it out.

da oggi è online una mia minirecensione di Spider-Man 3, sul sito Paninicomics.it. La trovate a questo indirizzo.

Buon primo maggio a tutti….

09 aprile 2007

Pasqua e Pasquetta


Ancora una pasqua a casa. Da quando sono indipendente, e posso decidere dove andare per la ricorrenza, confesso che sono stato quasi sempre a Bologna o provincia, salvo qualche puntata all’isola d’Elba, molto rarefatta ormai. E da quando c’è Bellisola, la Pasqua si passa qua, sulle colline del Sillaro, in versione festa mobile. La casa è aperta ad amici vicini e lontani, anche agli amici degli amici, the more the terrier. Tre giorni a mangiare, fare grigliate, prendere il sole sulle sdraio, camminare, bere, leggere, ascoltare musica, chiacchierare. Con gli immancabili bambini che qualcuno porta che restano basiti davanti alle librerie piene di fumetti, e poi si mettono a disegnare con gli acquarelli. Con l’aria così impalbabile e sottile che inalarla dà una specie di ebbrezza. Con gli amici di sempre e quelli conosciuti ieri, con i quali si parla di calcio, rugby, The Authority, Grant Morrison, le scuole medie di Bologna, spiritualità, tatuaggi, astrologia, natura, inquinamento, e mille altre cose ancora. Con la gatta Emma invitata d’onore che per 72 ore scopre le bellezze della natura senza controllo. Con il caminetto che scoppietta e le candele sui davanzali. Con il boschetto di querce vicino alla casa dove ci si può sempre rifugiare se si vuole stare soli, e chiudere gli occhi, e ascoltare il vento.

Buona pasqua a tutti, impavidi lettori del blog. Che questo momento di passaggio vi porti rinascita, consapevolezza, amore.

04 aprile 2007

Satori


Il cielo di Bray
Originally uploaded by fabbriciuse.
--- sopravviene l'esperienza del satori, del risveglio. Tutt'a un tratto il mondo è lì. Ti risvegli dal trance come ti sveglieresti da un sogno. Sei di nuovo tutto lì. E lo scopo della terapia, lo scopo della crescita, è quello di perdere una parte sempre maggiore della 'mente', della testa, e di riprendere una parte sempre maggiore dei sensi; di essere sempre più in contatto, di essere in contatto con se stessi, e in contatto col mondo, invece di essere in contatto solo con le proprie fantasie, con i propri pregiudizi, con le proprie apprensioni, e via dicendo----


Sto leggendo La terapia gestaltica parola per parola, uno dei testi chiave della gestalt, scritto da Frederick Perls, il neuropsichiatra tedesco che emigrò in Sudafrica e poi in USA per sfuggire al nazismo, e ideò la terapia gestaltica più o meno come oggi la conosciamo. Tutto il libro è una trascrizione di seminari tenuti da Perls tra il 66 e il 68, e le prime 80 pagine sono di quelle letture ipnotoche, una di quelle esperienze che ti si conficcano nella mente e procedono al ritmo di un'idea ogni 10 righe.

Il pezzettino con cui ho aperto il post è uno dei tanti, e dà una perfetta descrizione del satori, il momento di lucidità in cui tutto è chiaro, nitido, presente. Il momento magico del qui e dell'adesso. In cui si spengono le ansie, si accende la visione, tutto è presente, tutto è qui.

28 marzo 2007

Voice of the fire


E' un periodo davvero intenso, di lavoro, studio, yoga, passaggi in campagna, ore di TV e cinema di qualità (o meno), giri frenetici su internet, luculliane cene aziendali. Ne sta soffrendo un po' il blog, ma dopo tutto, se uno non FA delle cose, poi di cosa scrive?
Dall'ultimo mio intervento, l'highlight del periodo è stato un lungo week end a Titignano, in Umbria, una sorta di corso di richiamo del mio percorso nella psicoterapia gestaltica iniziato lo scorso autunno.

Nonostante la pioggia, il freddo, e la partecipazione ridotta (meno di 40 studenti, contro i 100 di novembre), è stato davvero bello e intenso. Rivedere gli amici del corso, lavorare tutti assieme, nei percorsi tortuosi della mente, attraverso argomenti pregnanti come i nodi e i legami della vita, la polarità che contrappone distacco e fusione, le mille trappole del nostro carattere. E attorno, come sempre, le valli, il lago, gli alberi, le colline, di quella zona incastonata tra Umbria e Toscana, quando il navigatore si perde nel verde, e la macchina è solo un triangolino nero, senza più strada, sospeso sullo schermo.

Qua in Emilia, da segnalare STILL LIFE, film visto stasera, film cinese premiatissimo e osannatissimo. Devo dire che non amo troppo la cinematografia cinese, a volte troppo estetizzante, e di poca sostanza narrativa. Questo film - in quanto a estetica - non ha niente da invidiare a nessun altro: ogni scena sembra un quadro, una coreografia, e il paesaggio, il clima, le luci, sono orchestrate magistralmente dal regista, che gioca con il brutto e lo squallido recuperandone la magia, il fascino surreale. Film ben riuscito, quindi, ipnotico quasi, che tocca tutte le corde, da vedere.

20 marzo 2007

What's going on


Qualche appunto sugli avvenimenti degli ultimi giorni.

A Bologna si è tenuto BilBolBul, il primo festival del fumetto della città. Invece di una fiera vera e propria, con una mostra/mercato e qualche evento di contorno, è un agglomerato fitto fitto di incontri, dedicaces, vernissages, ed esposizioni, su tutto il tessuto urbano. Io sono stato solo all'inaugurazione della mostra di Magnus in pinacoteca il giovedì, alla serata del venerdì con Leo Ortolani, con la prima del film di Rat-man, seguita dalla feste all'Arteria dedicata a Self Comics. Applausi di cuore ad Hamelin, gli organizzatori del festival: questa città aveva bisogno di BilBolBul come un assetato ha bisogno di acqua dopo la traversata del deserto.

A Bologna e province limitrofe vivono decine e decine di artisti e operatori del mondo dei comics, forse centinaia, nonché migliaia e migliaia di appassionati, ma finora non avevamo avuto una manifestazione nostra, un punto di incontro collettivo, e avevamo dovuto fare i nostri pellegrinaggi periodici a Lucca, Napoli, Milano, Roma, persino a Mantova. A BilBolBul ho trovato gente che non vedevo da anni, c'era il who's who del fumetto emiliano, e non solo, nessuno escluso. Ho potuto chiacchierare con Toffolo, salutare Luca Boschi e Vittorio Giardino, prendere un vodka lemon con Gipi, rivedere gente che non vedevo da un lustro, assistere a una mostra increbibile e ricchissima come quella di Magnus.
Figuriamoci poi la serata Rat-Man, con un centinaio di spettatori lasciati fuori, la sala piena, applausi scroscianti, oltre 60 minuti di animazione ortolaniana inedita e l'annuncio, scontato, ma non troppo, che sarà Panini a distribuire i dvd della serie di Rat-man.

Peccato non aver partecipato agli eventi del sabato e della domenica, ma dopo una settimana di lavoro fittissimo (non solo grazie a Bilbolbul, ma anche a una serie di lunghe negoziazioni che finalmente sono arrivate a compimento in questi giorni), avevo solo bisogno di Bellisola, di aria, di vento, e di una incredibile giornata di trekking tra laghetti, canneti, caprioli e prati, in ottima compagnia, seguita da the davanti al caminetto, musica, chiacchiere, mentre il tramonto incalzava.

07 marzo 2007

12 cose che si possono fare in 22 ore


1) fare un'ora di fila al controllo passaporti con una gigantesca giacca termica sotto il braccio e 30 gradi di temperatura, sudando come un ossesso
2) lasciarsi guidare nella notte di Città del Messico, tra traffico impazzito, rotonde a senso unico alternato, agenti delle assicurazioni che in moto girano per le strade alla ricerca di incidenti per cui fare delle constatazioni amichevoli
3) scendere in un albergo anni '70, stile dolce vita tropicale, con un numero di portantini e inservienti genere fine dell'impero
4) bere margaritas al tamarindo come aperitivo con la banda di mariachi che come da copione intrattiene una coppia nello sfondo di un locale "tipico"
5) mangiare frijoles che sembrano marmellata, e carne con salsa di pomodoro verde, piatti con nomi sconosciuti e mai visti;
6) bere margaritas al lime in bar extralusso dove il jet set messicano pensa che sia cool passare alle ore piccole in giacca e cravatta a fare i cascamorti con improbabili bionde che paiono escort borderline.
7) dormire profondamente, come perduto nei fusi orari, nei cambi di aereo, tra un continente e l'altro, una lingua e l'altra, finendo finalmente nel luogo dove la parola svanisce e solamente si è
8) fare colazione guardando in TV messicani che praticano lo yoga, assorbire e ascoltare questa lingua che è spagnolo senza essere spagnolo, con le sue aspirazioni, i suoi arcaismi, e la tentazione di tradurre continuamente tutte le discrepanze lessicali, rincorrendo le parole in una matrice che attraversa i secoli e gli oceani.
8) visitare edicole con pochissimi fumetti e negozi di fumetti monomarca davvero tristi, dove si vendono solo i comics di uno degli editori messicani
9) assistere a una delle manifestazioni quotidiane di campesinos sul viale insurgentes, con tanto di cavalli, pannelli e tende di campagna
10) andare in giro tra viali e stradine, sotto alberi tropicali e un cielo terso come l'acciaio, sotto bandiere gigantesche, superando sculture d'arte moderna, e un misto di architerrura moderna e arcaica, minimale e macroscopica
11) parlare con un tassista del senso della vita e di come le stagioni non siano più quelle di una volta
12) comprare un litro di tequila al duty free, per poi farsela sequestrare ad Amsterdam, dato che negli aeroporti (cosa poco nota) si può circolare solo con liquidi presi in duty free comunitari

E poi, tornare a casa.

02 marzo 2007

22 ore a Mexico City


Dubito sia possibile passare meno tempo in questa città, fatta salva una qualche sosta lampo in transito per l'aeroporto.
Le ventidue ore sono precedute da altre cinque di volo tra New York e Città del Messico, a bordo di un fiammante Boeing 737-800 nuovo di zecca della AerMexico. Il vento è forte per tutto il percorso, turbolento, non spengono mai il segnale di allacciare le cinture, e così, come sospeso a 10.000 metri, senza nulla da leggere per una strana voglia di non comprare libri in questi giorni, in aereo leggo la terra e il cielo, non lascio mai lo sguardo dal finestrino, con l'ipod a manetta con gli Air, Jay Jay Johanson, R.E.M. e assortimento vario di electronica. Vedo scorrere i campi innevati degli stati a sud di New York, mi perdo nelle anse del Mississipi, nei frattali di laghetti e pozze d'acqua, e quando finalmente tocchiamo il Golfo del Messico, e ne percorriamo la costa per parecchi minuti, rimango sbalordito nel vedere le terra mescolarsi al mare, come infinita dita sabbiose che si intravedono dall'alto, a volte sotto il pelo dell'acqua, a volte sopra, a creare istmi, isolotti, protuberanze terrose, a volte disabitate, altre con strade, strutture, vita. E sopra la geografia della terra, quella del cielo, con panorami di nuvole incredibili, di ogni forma e colore, a volte fiocchi, altre cumuli, cirri. A un certo punto vedo ovunque degli sbuffi, sembrano incendi, ma sono solo nuvole che il vento modella a cuneo, come fossero tantissime esplosioni di vapore acqueo.

Poi, sul golfo del Messico, le nuvole si fanno spesse. Quasi non vi vede più il mare. A un certo punto, le nubi si aprono come un sipario, torna l'acqua, si dovrebbe ormai vedere la terra, mancano 40 minuti all'arrivo, guardo avanti e vedo un altro cumulo di nubi, e che ,spicca tra loro, la cima di una montagna altissima, una specie di colosso primordiale, la prima in tutto il viaggio, che sembre dire... Bienvenido a Mexico... Le nuvole si diradano, si intravedono montagne verdi e colline, poi la terra si sgobra da nubi, ci sono campi, coltivazioni, case, e poi, dietro altre colline, questa immensa distesa urbana chiamata Ciudad de Mexico...

(1-continua)

26 febbraio 2007

New York City Blues


C'è qualcosa di strano tra me e New York. Ci vivo in maniera virtuale da quando ero bambino, da quando restavo a bocca aperta daventi alle tavole di Kirby, Colan e Romita, e ai loro grattacieli e canyon di cemento, ai depositi d'acqua sui tetti, alle scale antincendio, alle mille luci di Times Square.
Forse perché è una città con un valore simbolico così forte, nella vita reale non sono mai riuscito ad avere con lei un rapporto tranquillo, sereno. Ci sono troppi fantasmi, troppi ricordi, troppo stress lavorativo. E' tutto così mescolato, così fuori scala. Ci sono acquazzoni torrenziali, e ondate di calore. Isolati percorsi con il sorriso sulle labbra o con gli occhi che a stento trattengono le lacrime. Incontri minimali, o fugaci, o cruciali e importantissimi. Alberghi al limite della decenza e lusso a cinque stelle. Hamburger divorati in piedi o sushi da 170 dollari a testa. Non so perché, ma ogni volta i viaggi a New York sono una sorpresa, imprevedibili, ognuno diverso dall'altro.
Quello di adesso non è da meno, anzi.
Parto da Bologna giovedì 22. Le previsioni sono freddo polare, quindi mi porto tutte le cose pesantissime che ho in casa, e - non pago - mi fermo da Playsport sulla strada per l'aeroporto e compro calzamaglia termica e giacca da alpinismo garantita per -15°.Il viaggio è tranquillo, anche se sono un po' nervoso come sempre mi capita quando attraverso l'oceano. Un tramonto spettacolare accoglie il volo Air France e quando all'atterraggio vedo che il fiume a fianco del Kennedy è ghiacciato, capisco che le previsioni atmosferiche non erano esagerate. Sono con Sebastien, della filiale francese, e con lui scendo al Dream Hotel, albergo prenotato un po' a caso su un sito di booking discount, ma che si rivela un'ottima scelta: molto carino, a fianco della metropolitana, a un isolato dalla DC Comics e a cinque minuti in taxi dalla Marvel, con un buon ristorante dentro e - con mia sorpresa - un centro diretto da Deepak Chopra (quello di Virgin Comics, nientepopodimeno che) che offre lezioni gratuite di meditazione e yoga.
Come se non bastasse, l'hotel ha un bar al quattordicesimo piano in cui ero stato per dei drink diversi anni fa, altra coincidenza bizzarra se pensate a quanti bar ci sono a Manhattan e quanti hotel.
Quindi, fin dall'inizio, il viaggio è come pochi altri, e uscendo nella notte con Seb me ne rendo conto ancora di più. Fa un freddo davvero polare, come raramente ho sentito in vita mia, le strade sono deserte, solo qualche taxi, un vento spettrale che trasforma le vie in gole di montagna. Mangiamo in zona, come al solito sono un po' stordito dal jet lag, ma la notte passa bene, e la mattina dopo ci aspetta il Comicon, la seconda edizione del salone di fumetto di New York. Giornata splendida, sole magnifico, cielo terso, ma temperatura percepita di qualche grado sotto lo zero. La fiera si dimostra caotica come da previsioni (l'anno passato avevano dovuto chiuderla per eccesso di visitatori) e i nostri badge sono introvabili, ma dopo un'ora di attesa finalmente saltano fuori e possiamo entrare. Per usare una bella espressione inglese, sono "underwhelmed", sembra una specie di San Diego in miniatura, diciamo un dodicesimo o un quindicesimo della manifestazione californiana. Ci sono tutti gli editori, gli stand di alcuni negozi locali, un numero irrisorio di cosplayer, e tutto è così disorganizzato che il primo giorno non ci sono neppure i ristoranti aperti.
Per fortuna gli incontri sono interessanti e positivi, e la giornata passa bene, al coperto e al calduccio. Nel pomeriggio, andiamo alla DC per un lungo e proficuo incontro sulla nostra produzione di Superman e co in francese, e poi ceniamo con loro in un pazzesco ristorante asian-fusion su Broadway.
Il sabato, more of the same: freddo polare, sole accecante, Simone Airoldi che si è unito alla squadra e la fiera che continua, finalmente aperta al pubblico anziché solo agli operatori come il venerdì. Colpo di scena: bisogna comunque mettersi in coda, anche se si ha un pass "professional". Da bravi italiani ci intrufoliamo comunque, sfruttando le falle della sicurezza, anche perché la coda è di almeno un'ora, tutta all'esterno, e il rischio di un semi-congelamento esiste. Anche il sabato è pieno di appuntamenti, e anche stavolta a metà pomeriggio ci spostiamo all'esterno, per un lungo incontro strategico con Virgin Comics (che hanno appena annunciato una joint venture con il canale Sci-Fi). L'appuntamento ha luogo all'Hudson Hotel, un posto così esclusivo e sciccoso che mi metterei a scattare foto di ogni angolo se non temessi di sembrare un po' troppo truzzo.
La domenica è una giornata di transizione. Riservo l'unico appuntamento al tardo pomeriggio, e la mattina la passo in camera a lavorare al computer. Fuori il tempo è diventato livido, minaccia neve, non si sa se il giorno dopo si potrà arrivare all'aeroporto, o se chiuderanno le strade. Mi viene un po' di "New York Blues", quella sensazione opprimente che questa città sa dare, con il cielo così bianco, i palazzi che sembrano stringerti. Mi faccio forza ed esco comunque, mi dedico alla retail therapy. Compro un paio di occhiali da un ottico del Meat Packing Quarter che sembra una gioielleria. Poi saccheggio un GAP, prendendomi un po' di magliette e roba simile, e uscendo fuori, come da previsioni, inizia a nevicare. Grossi fiocchi candidi, mentre la notte è ormai scesa e tutta la città prende un aspetto surreale
Con Simone e Seb andiamo a cena vicino all'hotel, facendo pochi isolati a piedi, e noto con sollievo che la neve non attacca.
Finalmente, lunedì, è il giorno della Marvel e della partenza... o almeno così credevo. Mentre sono alla Casa delle Idee, intento a sentire dalla bocca di Dan Buckley i dettagli super-segreti degli incredibili nuovi progetti editoriali per Iron Man, Cap e soci, ricevo una chiamata alle armi dall'ufficio. Invece di tornare a casa, devo restare a New York ancora una notte, per andare domani a Città del Messico per partecipare a una importantissima riunione. Mentre saluto Seb e Simone, diretti a JFK, mi sento a metà tra l'entusiasta (un'avventura! il Messico! 27 gradi!) e lo sconcertato (altri due giorni fuori casa? in Messico! Ma ho solo vestiti invernali). Dato che ho una sorta di mezza giornata di vacanza fuori programma, cerco di godermela. Ancora shopping. Due ore di yoga. Una puntata di Heroes (che non ho mai visto prima di oggi) su NBC. Cena vietnamita al bancone del mio ristorante preferito a Union Square.
Aspettando il domani, e il Messico, e qualche altro sorprendente colpo di scena di sicuro.

22 febbraio 2007

Rompendo il silenzio

Sono stato abbastanza silenzioso in questi giorni, non perché non vi pensassi.
Credo che il giorno che sarà possibile postare in un blog con il pensiero, dovrete venire a controllare ogni due ore le cose che ho scritto. Ho solo avuto tanto, tantissimo da fare, pensate che sono andato a letto per due sere di seguito alle 23.00 da quanto ero stanco.

Adesso, mentre scrivo queste righe in aereo diretto a New York, con la Groenlandia che non si vede a causa delle nuvole ma appare solo come un fantasma sullo schermo davanti a me, ho argomenti senza fine che mi ronzano in testa. Invece di fare una marmellata, vediamo di fare il bravo bambino e di metterli uno dopo l'altro in post diversi.

14 febbraio 2007

Cosa bolle in pentola...


next -- boil
Originally uploaded by ShimmeeGrrl.
Sempre molte cose.
La primavera che sembra già qui, con l'aria che sa d'aprile.
La luce perfetta di ieri sera.
Il sapore dell'acqua.
Toccare per terra con le mani facendo triconasana.
Un picnic al parco Ferrari mangiando un calzone funghi, mozzarella e prosciutto cotto con una persona cara, parlando di sciamanesimo e del potere magico del numero 17.
Un San Valentino che ignoro perché posso permettermi il lusso di farlo (perché l'amore va vissuto ogni giorno, ogni giorno come fosse il primo e l'ultimo).
Scoprire un nuovo ristorante giapponese/asian fusion e mangiare il riso cotto in foglia di loto.
L'autostrada libera tra Modena e Bologna.
Il sapore dello yogurt all'aloe vera.
Dare un'intervista a Repubblica Bologna per i miei vent'anni con l'Uomo Ragno (1987/2007) e camminare poi sotto i portici di via Saragozza sentendomi esattamente come quel giorno di due decenni fa, nell'attesa della prima uscita, o forse anche più giovane, ironicamente più leggero di allora.
Pensare che lunedì e martedì andiamo in ritiro con tutti i redattori sull'appennino reggiano. Che giovedì prossimo vado a New York al Comicon, e poi a Mantova Comics. Ma che non cambierei nessun posto con questa casa, con le due torri che si intravedono luminose in lontananza, e la torre di ingegneria che sulle colline si vede sporgendosi sulla terrazza.

09 febbraio 2007

Non so perché...


Barbapapà
Originally uploaded by Marco40134.
... ho scelto questa foto stasera.
Non so perché non sto ancora dormendo, dopo aver visto la prima puntata della V stagione di Six Feet Under in DVD (molto triste, troppo).
Non so se essere felice o infelice per la nuova legge sulle unioni di fatto, che troppi avversano per pura cecità e ignoranza, e che adesso, letta nelle anticipazioni sui siti web, sembra qualcosa sì di limitato, ma anche di così ovvio, forse banale, normale, qualcosa che dà qualcosa a tante persone, anziché togliere. E forse tante persone che si riempiono la bocca con la parola "famiglia" dovrebbero avere l'umiltà di accettare le famiglie degli altri, quelle che non sono stile Mulino Bianco, ma che hanno dentro più amore e accettazione e solidarietà di tante belle famigliole di cartapesta, tutte apparenza e niente sostanza.

Ecco, ho capito la scelta della foto, dettata dal mio inconscio. La mia famiglia preferita è quella dei Barbapapà, fatta di tanti individui strani e imprevedibili, che possono essere tutto e il contrario di tutto, colorati e un po' alieni, come coloro che abitano il mondo reale, e riempiono con le loro lacrime, le loro allegrie e il loro sudore, le vie misteriose degli uomini e delle donne.

24 gennaio 2007

Vigilia di partenza


Domani parto per Angouleme, solito appuntamento di gennaio con la principale fiera di fumetto d'Europa. Non so quanto regolarmente riuscirò a postare, ho così tanti appuntamenti che portarmi dietro il PC portatile mi sembra inutile. Ma mi sa che alla fine prevarrà l'incapacità di staccare del tutto, e che alla fine il PC del lavoro me lo trascinerò da Bologna a Parigi via aereo e poi da Parigi ad Angoluleme via treno.
Le previsioni danno neve e tormenta e -12 di minima, quindi se finora mi/ci siamo lamentati delle temperature miti di questo inverno anomalo, mi sa che - almeno io e gli altri angoulemiani - ce ne pentiremo decisamente.

In questi giorni pre-partenza, i temi di lavoro sono intensi. Pare (pare) che un paio di progettini americani siano quagliati. I primi lanci Virgin Comics sono in allestimento per il 5 maggio. Un mega-progettone italico sta prendendo lentamente forma. Il settore DVD ribolle. Il programma di tutti i sette mesi di CIVIL WAR è quasi finito ed è una bomba. Stiamo decidendo il programma di un ennesimo nuovo paese Panini Comics. Sto preparando il viaggio a New York per il Comicon (olé). E ci sono un paio di progetti davvero macro, macro, macro, che più macro non si può...

In ambito letture, ho messo mano a una pila di albi USA arretrati che sembra la torre di Pisa. Sostanzialmente solo roba Marvel, e finora spicca su tutto il colossale NEW AVENGERS 26: per parafrasare Franz " il fumetto più adulto della Marvel da anni a questa parte".

In TV ho visto la prima puntata della IV serie di NIP/TUCK (forse un po' sotto tono, con la trama di Julia e della sua gravidanza decisamente un po' asfissiante), una spolverata di 4400 (che non mi convince, alla fine) e - per la seconda volta - il riuscitissimo MADAGASCAR.

E poi un po' di Firenze e un po' di Bellisola, cene al ristorante o in pizzeria, tante parole, tanta amicizia e tanto amore, in questo inverno finora dolcissimo.

14 dicembre 2006

Stavolta


Stavolta in Giappone non ho il jet lag. Per la prima volta da sempre, a queste latitudini, dormo come un bambino, sotto il piumino, al ventiquattresimo piano del Century Hyatt.
Stavolta in Giappone il tempo è meno regolare. Giornate soleggiate e terse si alternano a momenti di pioggia, ma leggera, niente di torrenziale.
Dispepsia, ne ho avuta pochissima, giusto un'inezia, il primo giorno.
Il resto è abbastanza uguale, e sottoscrivo tutte le cose che ho scritto un anno fa, in un viaggio identico a questo, eppure così diverso. Di cose da dire sul Giappone, nuove e diverse, ne ho comunque. Tipo che una mela costa 4 euro e sembra cresciuta in una vasca idroponica. Tipo che ho mangiato francese al quarantunesimo piano dell'altro Hyatt, il Park, quello di Lost in Translation, con tutta Tokyo umida di pioggia ai miei piedi. Tipo che ho visto un'ora di animazione così innovativa, così "forte" che penso possa per una volta piacere al di là della cerchia ristretta dei fan. Tipo che a dicembre ci sono ancora le piante con le foglie gialle, che per la prima volta ho dovuto saltare due pranzi da quanti meeting avevo, tipo che ho mangiato al teppanyaki dei gamberi che mi hanno ucciso e cucinato in diretta davanti agli occhi, tipo che sono le 00.33 ed è ora di andare a dormire se domani voglio alzarmi presto e affrontare gli ultimi due appuntamenti.

25 ottobre 2006

Binetsu Marco


1) Continuo ad avere alterazioni di temperatura, e ho deciso di ammazzare la mia flora batterica. Ho visto troppe puntate di HOUSE MD per non avere paranoie su infezioni nascoste nel timpano o nel fondo dell'intestino. Quindi benvenuta amoxicilina, addio batteri...

2) In conpenso ho scoperto che BINETSU SHOJO (titolo di un manga che pubblichiamo in mezza Europa) significa LA RAGAZZA CON QUALCHE LINEA DI FEBBRE, e quindi questo spiega il titolo del post odierno

3) Non c'è modo migliore di iniziare la giornata che trovare sulla scrivania una campionatura Panini che ti strappa un WOW. E' uscito il pack DVD+LIBRO di TSUBASA/XXXHOLIC, ed è probabilmente il prodotto più bello e completto mai prodotto dalla nostra casa editrice. La foto allegata rende l'idea solo in parte, ma la cosa migliore è L'ODORE del libro, un vero elisir (il che vi rivela quanto sono nerd).

4) Il piatto forte di oggi sono state tre orette buone di brainstorming sui manga e sui nuovi titoli in giro per il mondo. Non so perché, ma sono sempre i meeting più ameni, i più liberi. Se potessimo riprenderli, sarebbero una splendida sit-com per otaku e/o nerd.

5) Sto vedendo SAW: L'ENIGMISTA e dato che fa... impressione, per essere buoni, lo sto vedendo in dosi omeopatiche di dieci minuti a sera. Oggi al self service ho raccontato a Matteo e Alessandra il pezzettino di ieri sera, uno dei più cruenti (quello della tipa con la trappola per orsi legata alla testa e la chiave nascosta nelle budella di un povero malcapitato), e la signora casualmente seduta al nostro fianco quasi vomitava nel piatto. Se sta leggendo questo, scusi, signora, non sono un maniaco come sembra.

6) La frase di HOUSE MD di oggi: "Tu vuoi bene a tutti. E' questa la tua patologia".