
X-MEN LE ORIGINI: WOLVERINE, quarto film della Fox dedicato all'universo mutante ideato da Stan Lee, Roy Thomas, Chris Claremont e compagnia, è in tutto e per tutto un film Jackman-centrico, ma allo stesso tempo piacevolmente corale. Personaggi mutanti di ogni genere, da Ciclope e Blob (classe 1963) fino ai vari Deadpool, Gambit, Wraith, Sabretooth e Zero della generazione '90s, si avvicendano sullo schermo, in una storia che dal 1845 ci porta fino agli eventi che precedono il primo film degli X-MEN.
X-MEN LE ORIGINI: WOLVERINE risponde a molte domande, ponendone altre, si allontana dalle origini fumettistiche dei personaggi, per poi riavvicinarsi, e mescola il tutto, lo frulla quasi, con idee nuove, diversi colpi di scena che non ti aspetti, e una "hollywoodizzazione" (perdonatemi il neologismo) dell'epica di Wolverine a un tempo fedele alle idee dei fumetti ma anche profondamente revisionata e ripensata. E come sempre nei film Marvel di questo secolo, l'equilibrio tra quanto si lascia dei comics e quanto si modifica per creare un film di valore, sta tutto su un discrimine sottile, che a seconda dei punti di vista verrà considerato centrato oppure fallimentare.
Per me, tutto sommato, questa ricreazione del mito di Wolverine, della sua formazione, delle sue origini, della sua militanza in Weapon X, della sua amnesia, del suo rapporto con Sabretooth, è ben riuscita, è come una "versione movie" della continuity mutante, che già abbiamo visto modificata e modernizzata in ULTIMATE X-MEN, e che alla fine ha una sua logica e una sua bellezza anche in questa versione filmica.
Già, bellezza, perché a parte tutte le considerazioni da "Marvel fan" di cui sopra, il film X-MEN LE ORIGINI: WOLVERINE, si lascia vedere con piacere, è ricco di scene di combattimento perfettamente coreografate, di effetti speciali che hanno dell'incredibile, inseguimenti che non lasciano respirare, e lascia alla fine un buon sapore in bocca. Siamo dalle parti di film Marvel di buon livello, magari lontani da picchi come IRON MAN, ma decisamente nella fascia alta. Diciamo un film da "7+", da vedere decisamente, anche solo per rimanere impressionati dalla recitazione muscolare e allo stesso tempo incredibilmente "sensibile" di Jackman. Che prende pugli e pallottole, si butta giù da aerei ed elicotteri, ma rimane umano e fragile, con quello sguardo a volte indifeso, straziato, i capelli lunghi che non rimangono mai in piega e che accompagano i colpi, le botte, il sudore, e poi ovviamente il corpo perfetto, sanguinante, aperto, nudo anche quando è vestito, impossibilmente perfetto ma reale, simulacro di ogni umanità, di ogni dolore.
