30 dicembre 2006

Universo HQ


Mi capita spesso di dedicarmi sul lavoro per settimane e mesi a operazioni a dir poco ciclopiche, la cui esistenza passa del tutto non-percepita a voi lettori italiani del blog. E' questo il caso della negoziazione per il rinnovo dei diritti DC in Brasile, di cui parla - con una mia intervista esclusiva - questo sito brasilianodi news sul fumetto. Andatevelo a leggere per saperne di più...

28 dicembre 2006

Cose fatta tra Natale e Capodanno


Vi avevo promesso di raccontarvi qualcosa della cena di Natale di Panini Comics. Quest'anno siamo riusciti a farla in un agriturismo che ci ha gentilmente concesso di mettere su della musica e ballare un po'. Il tema della serata erano gli anni '80 e un certo numero di redattori si è presentato vestito in maniera impeccabile, fard attorno agli occhi, look alternativamente punk o paninaro. Gianluca Roncaglia, l'impacabile caporedattore degli albi italiani, si è esibito come DJ, salvo un finale di serata del proferrionalissimo Marco Ricompensa. Tony Verdini si è esibito nella breakdance, Nicola Spano in una replica di David Bowie, Paola Carpi in un look ferocissimo, Elisa Panzani in versione paninara discotechera.

Ho letto gran parte di Treno di Notte per Lisbona, di Pascal Mercier, un libro svizzero ambientato tra Berna e Lisbona. E' stato presentato come il nuovo"Ombra del vento", anche se con il romanzo spagnolo ha poco a che spartire, a parte la presenza quasi magica di antichi libri capaci di mutare il destino degli uomini. Piuttosto, TDNPL è un vero e proprio "giallo dell'anima", un enigma psicologico, e sarà per i miei interessi nel settore, sarà per l'abilità dell'autore, me lo sto godendo come o forse più del libro di Zafon. Un noioso ma geniale professore di lettere classiche di Berna, Raimond Gregorius, in una mattina come le altre, impedisce a una giovane portoghese di gettarsi da un ponte, e da questo incontro nascerà la decisione di lasciarsi alle spalle la vita in Svizzera per andare a Lisbona sulle tracce di uno scrittore morto trent'anni prima, nella cui esistenza e nei cui testi Raimond troverà l'eco delle proprie inquietudini e della propria volontà di cambiamento e trasformazione. Se vi piacciono i grandi romanzi europei, che dai luoghi e dai sapori del nostro meraviglioso continente traggono sostanza, direi che è il libro per voi.

Ho comprato in Spagna il cofanetto della IV stagione di Six Feet Under, che contiene il doppiaggio in castigliano E in italiano (e non si capisce a questo punto cosa aspetti Italia Uno a metterla in onda). Mi sono visto finora solo il primo episodio e confermo tutto. Magnifico, davvero un capolavoro, l'ho visto pensando a quanto era brillante la sceneggiatura, quanto erano azzeccati i dialoghi, e a quanto poco ci vorrebbe per produrre della TV di qualità: basterebbe buttare nella spazzatura i luoghi comuni, e far dire ai personaggi, alle persone, delle cose originali e reali.

Ho anche fatto una scorpacciata di "numeri uno" marvelliani, appena arrivati in redazione freschi freschi dagli States. Mi è piaciuto REIGN, versione distopica del futuro di Spider-Man, scritta e disegnata da Kaare Andrews, e NEWUNIVERSAL, la ri-creazione del New Universe a opera di Ellis e Larroca. Forte anche ULTIMATE VISION, che conferma il momento felice della linea ULTIMATE. Godevoli gli speciali dedicati a Stan Lee, anche per le storie in appendice, replica di alcune delle migliori pagine scritte da "The Man". Infine, sono da sempre un fan di Pugno D'Acciaio, fin dalle storie che leggevo su SHANG CHI della Corno un paio di decenni fa. La sua nuova miniserie, scritta da un emulo/amico di Ed Brubaker, THE IMMORTAL IRON FIST, non è niente male, anzi, si legge con entusiasmo.
Nel complesso, a parte due o tre uscite, direi che il "paccone" marvelliano è pubblicabile al 100%, e assolutamente di qualità medio/alta o eccelsa. Fuor di piaggeria, giuro...

24 dicembre 2006

The season to be jolly





Poche righe pre-natalizie. Sono stremato da party e cene festive mescolate a un "rush" finale mozziafiato (vi basti sapere che ho firmato gli ultimi contratti di licenza mezz'ora fa, per farli spedire mercoledì via corriere, anche se sarò in ferie).
Se trovo un'oretta nei prossimi giorni, di cose da raccontare ne ho parecchi, dalla cena con i miei compagni del servizio militare (giuro) alla festa anni '80 della Panini Comics, all'ultima infornata di notizie fumettose del 2006. Per ora.... godetevi questa incredibile foto natalizia del sottoscritto con Tony ed Elisa...

Buone Feste a tutti!

19 dicembre 2006

Chotto chotto chotto





Pensavo di avere perduto un centinaio di foto scattate nei primi due giorni in Giappone, cadute vittima di una defaillance informatica della mia scheda SD da due giga, quando l'applicazione di un software specifico di recupero dati mi ha permesso di recuperare non solo quelle, ma anche tutta una serie di altre immagini degli ultimi mesi, che pensavo ormai scomparse. E' buffo come i ricordi a volte siano come i file JPG di quella scheda, presenti nella mente, ma a volte invisibili, danneggiati e non elencati nella directory, ma lì, presenti, pronti a rimaterializzarsi non appena si trova nella rete neurale del cervello il software giusto per riportarli alla luce. Adesso che sono di nuovo a casa, con la gatta che dorme al mio fianco, reduce dai primi due giorni di ritorno al lavoro, riemergono alcuni sprazzi della settimana scorsa a Tokyo.

Il lavoro è stato molto intenso, con giornate che mi hanno visto sfrecciare da un lato all'altro di Tokyo, coinvolto fino a quattro diversi appuntamenti nell'arco di 8 ore (e se pensate che ci vuole almeno un'ora per uno spostamento medio nella capitale nipponica, e che un appuntamento meno di due ore non dura, capite l'intensità di un viaggio come questo). Sulla piazza mi è parso che il re della situazione fosse BLEACH, presente un po' ovunque, seguito dal nuovo cartone di D-GRAY MAN, dal secondo film di NANA, e dall'accoppiata cartoon/manga di BLACK LAGOON.

L'aspetto culinario - a parte le due occasioni in cui abbiamo dovuto mangiare dei panini al volo - è stato notevole, e insolito. Da un teppanyaki alla Sumitomo Tower, con un cuoco personale che in diretta ci ha cotto davanti al naso gamberoni e bistecche, fino a un ristorante fusion italo-giapponese a Ebisu, con sushi di carpaccio e altre delicatessen in linea, per passare al francese di cui nell'ultimo post o a uno strepitoso cinese stile In the mood for now dove per la prima volta in vita mia ho mangiato zuppa di pinna di pescecane e gamberoni allo zenzero con contorno di meduse essiccate o a un ristorante a tema Sette Samurai dove abbiamo mangiato lo shabu shabu di carne di maiale.

Tempo per lo shopping ce n'è stato poco, un paio d'ore il venerdì e un sabato pomeriggio da brivido con svariati milioni di persone in giro per la città, ma è stato allietato dallo yen straordinariamente debole, grazie al quale si poteva comprare un iPod da 80 giga a 260 euro anziché 399, o una polo Ralph Loren a maniche lunghe a 68 euro anziché 90. E le solite cavolatine da Giappone che compro sempre (i calendari e i quaderni di Muji, gli accessori da cucina di Tokyo Hands, i calzini di Uniqlo, le penne Dr Grip) quest'anno avevano prezzi a dir poco irrisori.

E il resto? Per chi ha visto Lost in translation, in un viaggio di lavoro in Giappone il resto di solito sono ore di insonnia, di sonno o di veglia, sostanzialmente nell'hotel e nei suoi spazi (la camera, la piscina, il bar, la lobby), o negli infiniti mezzi di trasporto, i treni, i taxi, la metro, perduti negli itinerari, nel labirinto urbano di Tokyo, in questa città che di giorno appare grigia e plumbea, soprattutto quando il cielo ceruleo ci ricorda che siamo a dicembre, ma di notte si colora di mille luci, diventa un caledoiscopio di insegne, uno sfarfallio cromatico unico al mondo.

14 dicembre 2006

Stavolta


Stavolta in Giappone non ho il jet lag. Per la prima volta da sempre, a queste latitudini, dormo come un bambino, sotto il piumino, al ventiquattresimo piano del Century Hyatt.
Stavolta in Giappone il tempo è meno regolare. Giornate soleggiate e terse si alternano a momenti di pioggia, ma leggera, niente di torrenziale.
Dispepsia, ne ho avuta pochissima, giusto un'inezia, il primo giorno.
Il resto è abbastanza uguale, e sottoscrivo tutte le cose che ho scritto un anno fa, in un viaggio identico a questo, eppure così diverso. Di cose da dire sul Giappone, nuove e diverse, ne ho comunque. Tipo che una mela costa 4 euro e sembra cresciuta in una vasca idroponica. Tipo che ho mangiato francese al quarantunesimo piano dell'altro Hyatt, il Park, quello di Lost in Translation, con tutta Tokyo umida di pioggia ai miei piedi. Tipo che ho visto un'ora di animazione così innovativa, così "forte" che penso possa per una volta piacere al di là della cerchia ristretta dei fan. Tipo che a dicembre ci sono ancora le piante con le foglie gialle, che per la prima volta ho dovuto saltare due pranzi da quanti meeting avevo, tipo che ho mangiato al teppanyaki dei gamberi che mi hanno ucciso e cucinato in diretta davanti agli occhi, tipo che sono le 00.33 ed è ora di andare a dormire se domani voglio alzarmi presto e affrontare gli ultimi due appuntamenti.

11 dicembre 2006

A due passi dal Giappone



Dal cielo, di notte, potrei essere sopra l’Irlanda, la Grecia o la Basilicata, ma la luminosità fuori dal finestrino, in fondo sulla destra dell’orizzonte, è un’aurora boreale. Lo schermo verde dell’Alitalia davanti alla mia poltrona mi fa vedere la Kamchatka sul filo dell’orizzonte, e sotto di noi l’Aldan Plateau, nel cuore della Siberia.
Dei viaggi in Giappone l’emozione più grande è essere qui, in questo non luogo, dove andare via terra à inaffrontabile, ma che dall’alto regala spesso emozioni fortissime, distese di ghiaccio, montagne, strade innevate che nessuno sembra aver percorso da settimane, angoli di mondo così aspri e inospitali che ci ricordano quanto poco – alla fine - sappiamo o godiamo di questo nostro sventurato, magico, meraviglioso pianeta.
Tra tre ore si atterra, e inizia il pellegrinaggio nipponico Panini Comics 2007, anche quest’anno in versione dicembrina. I colleghi con cui viaggio hanno scelto tutti altre soluzioni, io mi sono rivolto ad Alitalia, la compagnia di bandiera, cui con tutte le sue magagne rimango comunque affezionato.

E prima di immergervi/immergermi in post sul Giappone, approfitto di queste ultime ore in aria per chiudere alcuni loose ends degli ultimi giorni, e parlarvi di due-tre cose che ho visto, letto e pensato in queste giornate convulse tra concerti, voli aerei e funerali.

Ho letto tutto d’un fiato IL BRAVO FIGLIO di Vittorio Bongiorno, romanzo edito da Rizzoli e di recente uscita. La lettura non è casuale dato che Vittorio è amico di mio fratello e per converso anche mio (ha addirittura vissuto a casa di mia madre per un periodo, occupando la mia camera da ragazzo, e si vanta di aver dormito nel letto di MML… “Senza di me”, aggiungo solitamente ;¬) ). Immaginate quindi quanto sia difficile recensire il romanzo di un amico: se lo sbrodo, penserete che è per piaggeria. Se lo stronco, penserete, “Che vigliacco, questo! Bell’amico”. Quindi, vediamo di fare una recensione obiettiva… Il romanzo racconta dell’adolescenza di Nino, figlio di un giudice, catapultato da Bologna a Palermo negli anni che precedono i delitti Falcone e Borsellino, e della sua amicizia con un ragazzo del luogo, Turi, figlio di un personaggio “losco” collegato alla mala in modi che non vengono mai del tutto sviscerati. La parte centrale del romanzo, la migliore, racconta della formazione dei due ragazzi, della loro adolescenza tra scorribande, sesso, confidenze, poesia, ribellione sotterranea ai padri e alla loro assenza/ingombranza. L’aspetto che mi ha catturato è la leggerezza con cui Vittorio riprende le giornate dei ragazzi, anche negli aspetti più duri e trasgressivi, con quella levità propria degli adolescenti, che sono capaci di un pomeriggio di vandalismo e sesso orale e poi di andarsene a prendere un gelato e a ridere come se niente fosse. La dote per la scrittura di Vittorio riflette molto il suo modo di essere, questo altalenare tra jest e intensità. Il rapporto tra Nino e il padre è descritto così bene, in maniera così originale e intensa, ma sempre con pennellate brevi e talentuose, che da solo vale il prezzo del biglietto.
Cosa non mi è piaciuto? Beh, sicuramente lo avrei voluto più lungo. Ci sono tali e tanti spunti non sviluppati nel romanzo, che si sente che altre 100 pagine (scusa Vittorio) avrebbero giovato. Il rapporto di Turi con il padre, per esempio, si percepisce solo in controluce, non viene mai sviluppato. Il motivo è stilistico, dato che è Nino in prima persona a scrivere, e quindi dell’altra coppia padre-figlio ci racconta solo dei barlumi, degli sprazzi. Ci racconta solo quello che ha visto e percepito. Solo che a noi lettori un po’ non basta. Vorremmo di più. Chissà, magari Vittorio potrebbe scrivere IL CATTIVO FIGLIO e raccontarci la stessa storia, vista da Turi…
Comunque, se volete conoscere un nuovo scrittore che farà strada, non perdetelo.

Altra lettura bruciata in poche ore: ECHO PARK, il nuovo giallo di Michael Connelly dedicato al detective Bosch (appena uscito in USA e inedito in Italia, in attesa che Piemme lo faccia uscire con un qualche improbabile titolo tipo IL PARCO DELL’ECO o MISTERI DAL PASSATO). La mia conoscenza con Connelly è avvenuta alcuni anni fa e in maniera abbastanza bizzarra. Il mio giallista preferito è probabilmente l’irlandese John Connolly (l’autore di TUTTO CIO’ CHE MUORE) e prima o poi vi farò un mega post tutto dedicato a lui. A Connelly mi sono dedicato un inverno di alcuni anni fa… perché di Connolly avevo letto tutto il leggibile, volevo continuare la full immersion nel thriller, e siccome avevano i cognomi simili (notare la logica irrazionale del sottoscritto) mi sono buttato sul più prolifico collega californiano. Ho saggiato il prodotto con IL POETA e BLOOD WORK, i primi due romanzi “liberi” di Connelly e sono rimasto conquistato (sono anche i libri che consiglio a voi se volete entrare nel suo mondo).
Con un mega ordine da Amazon, mi sono preso l’opera omnia di Connelly all’epoca, il che significava i primi sette romanzi dedicati al detective Hyeronimus (Harry) Bosch, e me li sono letti uno al giorno in una pigrissima settimana tra Natale e Capodanno. Da allora, a ogni uscita, non perdo uno dei suoi romanzi, e ora siamo arrivati a quota 13 romanzi di Bosch, più quattro romanzi fuori serie, i due “liberi” citati prima e i più recenti CHASING THE DIME e THE LINCOLN LAWYER (che ho preso ma non ancora letto). Notare che le continuità de IL POETA e BLOOD WORK sono state poi innestata nei romanzi di Bosch, che riprendono le vicende di ambedue i romanzi innestandole nella continuity della serie principale (e poi dicono che la Marvel non fa scuola…).
Connelly non ha le aspirazioni letterarie di tanti suoi colleghi, scrive in maniera concisa, senza fronzoli. Ha un bello spirito anticonvenzionale, e soprattutto dipinge i suoi personaggi (Bosch, le sue donne, i suoi capi, i suoi colleghi, i suoi avversari) a tutto tondo, con pochi tratti, e romanzo dopo romanzo Bosch ti si insinua nella mente, e inizi a pensare come lui. Bosch non è un buono tradizionale, è un sopravvissuto della guerra del Viet-nam, un sopravvissuto alla morte violenta della propria madre e a un’infinità di orfanotrofi, Bosch ha pietà per le vittime, dall’ultima prostituta maciullata perché era un “nessuno” che a nessuno sarebbe mancata, al padre di famiglia freddato davanti a un bancomat. Non teme di sfidare il sistema, andare controcorrente, alimentato da grandi appetiti (per le donne, per il cibo) e da un amore fortissimo per la sua città Los Angeles, che è quasi la coprotagonista dei vari romanzi, descritta quartiere per quartiere con forte quantità di dettagli e osservazioni di colore.

Ultimo pezzo del post.
And now for something completely different…

Una mia amica mi ha raccontato di essere stata mollata dal suo ragazzo, da un’ora all’altra, per e-mail. Anzi, con un’e-mail di quattro (4) righe (la solita storia: non sei tu, sono io). Mi ha chiesto di postare nel blog la cosa, della serie “O tempora, o mores”. Alla mia amica voglio solo dire che

a) poteva andarti peggio, poteva mollarti per SMS. O dire alla sua segretaria di mollarti. O mollarti per raccomandata A.R.
b) poteva andarti MOLTO peggio: ricordo che nel 1992 sono stato convocato a Parma, fatto sedere sul divano, mollato con poche parole (la solita storia, non sei tu, sono io) e rispedito a Bologna con la coda tra le gambe. 180 chilometri a vuoto solo per essere mollati sono un po’ frustranti. Era meglio una mail, se fossero esistite le mail all’epoca
c) ci sono ancora circa--- ugh---tre miliardi di uomini sul pianeta. Almeno 10 o 20 di loro sono la tua anima gemella, tranquilla…

Beh, nello scrivere questo papiro siamo passati dalla notte al giorno, un’alba arancione come poche si intravede oltre le nuvole. Il Giappone è a pochi minuti, pochi battiti del cuore.

07 dicembre 2006

And then, you die.


Non l’ho mai visto, in questi ultimi mesi. Lo ricordo quest’estate in spiaggia, sotto l’ombrellone, che come sempre non voleva fare il bagno, e restava in camicia, scarpe di tela e pantaloncini, con quel suo sorriso di giorno in giorno più assente, ma sempre dolce. I capelli lisci con la riga, bianchi, 83 anni e l’Halzeimer. Sua moglie voleva stare in acqua, non sarebbe mai uscita, e lui la fissava seduto sulla sdraio, e se a volte le correnti la trasportavano a pochi metri di distanza, si guardava in giro, perso, cercandola con lo sguardo, quasi che la temesse inghiottita dall’acqua.
Ci sfidava ancora a carte, non parlava praticamente più, ma al cinquillo era imbattibile. Non riconosceva le monetine di euro, erano tutte uguali, ma con che soddisfazione chiudeva e raccoglieva il piatto, nei pomeriggi di agosto, sul terrazzo, con il mediterraneo in fondo, e un’unica palma con colombe e pappagalli, tra noi e il mare.
In questi mesi, ho seguito da lontano il suo rapidissimo spegnersi, come se in poche settimane avesse deciso di togliere il disturbo, e di farsi bruciare dal male, il male implacabile e antico, che arriva a saccheggiare il corpo dopo che la mente già si è spenta, e non è per questo meno crudele, meno impietoso. L’ho sentito solo una volta, al telefono, a inizio novembre, quando suo figlio me l’ha passato, e io non pensavo nemmeno mi riconoscesse, ma gli hanno detto “E’ Marco, papà”, e lui ha sussurrato un “Ciao Marco” che mi e sembrato un dono così prezioso, l’ultimo saluto di un padre, quasi a compensare un altro addio che non c’è stato, tanti anni fa.

Poi, martedì mattina, alle quattro, la sola telefonata che può arrivare nelle ore prima dell’alba, e non sorprenderci, perché sappiamo che quando il telefono squilla nel buio che precede la luce, di solito è per dirci che qualcuno ci ha lasciati. E così, parto comunque per Londra, alle sette , perché l’appuntamento di lavoro di oggi è uno di quelli cruciali, irrinunciabili, ma cambio l’orario, lo anticipo, e alle due mollo tutto e vado a Heathrow, per imbarcarmi verso Granada. Mi ero ripromesso che ci sarei stato, al funerale, a qualsiasi costo,; al figlio, alla mogli, ho detto “Non preoccupatevi. Ci sarò, e sarò la vostra roccia”. e mentre cammino sotto la pioggia di Londra e pianifico gli spostamenti, penso che non abbiamo niente di più prezioso della nostra parola, e che non vorrei mancare a questo appuntamento per niente al mondo.

Quindi, da Londra a Madrid, da Madrid a Granada, il viaggio si dipana sotto la pioggia, mentre un’ondata di perturbazioni percorre il continente, e le piste di atterraggio sono enormi pozzanghere, e la notte scende sull’Europa, con l’inverno che inizia a stringere la sua morsa, per la prima volta quest’anno.

All’arrivo, poco prima di mezzanotte, anche Granada mi accoglie con la pioggia. La città con le sue luci arancio e la mole del suo centro collinare, con l’Alhambra in cima, sembra un paesaggio da incubo, sovrastata da questo cielo grigio, e bianco, e nero, spettrale. Nella camera ardente, sotto gli ulivi, lo vedo nella bara, ormai l’ombra dell’uomo che era, svuotato, smagrito, consumato, ma decoroso nel suo abito grigio, finalmente in pace. E da quel momento sono 24 ore di poco sonno, di lacrime, abbracci, strette di mano, caffè, una cerimonia, una piccola processione, e poi il cimitero del paese, in mezzo ai campi di tabacco, poche tombe, qualche cipresso. Non sono una roccia, alla fine, ma forse non c’è bisogno di questo, piuttosto di qualcuno con cui condividere le lacrime.

Lo lascio lì, tra quelle mura bianche, a fianco di quella cortina di pioppi, nel paese dove era nato e da cui se ne era andato quarant’anni fa, sfidando la sorte e lasciando l’Andalusia per Barcellona, vicino ai secaderos di tabacco di cui mi aveva parlato più volte. E finalmente il sole si fa vedere, squarcia le nubi, esalta sullo sfondo la Sierra coperta di neve. Juan è in pace, per la prima volta da molto tempo.

Adesso che scrivo queste righe, nella sua casa irrealmente silenziosa, mentre la sua famiglia dorme e l’unico fantasma ancora in piedi sono io, penso a quanto sono complesse le vie della vita, dell’amicizia e dell’amore, che mi hanno portato qui dall’altra parte dell’Europa, a testimoniare il mio affetto a qualcuno così lontano dalla mia esperienza, ma così vicino a me, alla fine, quando si spengono le voci, e si affronta il momento inevitabile, il segno di una resa invincibile

03 dicembre 2006

Saturday in Bologna


Da quando ho iniziato la mia gestione campestre dei fine settimana, con appuntamenti immancabili dal sabato alla domenica o dal venerdì alla domenica sulle rive del torrente Sillaro, ho perso un po' il contatto con Bologna. Lavoro a Modena, vado in palestra a Casalecchio, il fine settimana sono a Bellisola, e chi ne fa le spese è la mia città, quella Bologna "vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli", che un po' si odia ma molto, sotto sotto, si continua ad amare. Ho voluto passare un sabato bolognese, per riappropiarmi della città, e vivere ancora una volta un sabato sotto le due torri, con i suoi riti, le sue immutabili iterazioni, ma anche le sorprese di un tessuto commerciale e di eventi che si propone a me nuovo, dopo tanta assenza.

Dopo una mattina in palestra alla Virgin di Casalecchio, facendo prima yoga e poi nuoto, ho preso l'autobus e sono andato in centro a pranzare con un amico, al Centro Natura. Anni fa, quando abitavo in centro, poco lontano da via degli Albari, ci venivo spesso, per fare ginnastica, mangiare, seguire un mitico corso di cucina in cui ho impararo il 100% del poco che so sull'argomento. Il Centro l'ho trovato cambiato, decisamente "infighito", ma sempre ben frequentato e con una pappa "naturale" buona e a buon prezzo (si mangia un tris molto ghiotto e un'acqua minerale per meno di nove euro, un miracolo da queste parti).
Poi, mi sono permesso qualche ora di shopping, girando per negozi in cui non sono mai entrato nella mia vita, e in altri che sono una costante e che mi accompagnano da sempre, mentre l'intera città e provincia sciamava in via Indipendenza e vicoli limitrofi, il sole calava prestissimo gelando la città, e io isolato dopo isolato facevo il censimento dei negozi scomparsi e di quelli nuovi, sentendomi sia a casa, sia uno straniero in terra straniera. Ho visto le insegne serrate della President, che dalla mia infanzia fino a qualche anno fa è stata la mia palestra. Ho visto - sempre in via Goito - che ha aperto una nuova libreria, Trame, e sono entrato a dare un'occhiata. Appena dentro, alla cassa, ho notato una ragazza che da almeno venticinque anni mi capita di incontrare casualmente, ma che non mi era stata mai presentata e che non avevo mai conosciuto. In alcuni periodi, la incontravo così di frequente (al cinema, alle manifestazioni, a teatro, alle conferenze) che pensavo quasi che in qualche mondo parallelo eravamo marito e moglie con tre-quattro pargoli al seguito. E dato che mi sentivo diverso, e vivo, e in un momento magico come mai prima d'ora, le ho parlato, e le ho spiegato quello che ho spiegato a voi. Adesso ho la sua mail, e chissà che non si organizzi una qualche presentazione di un nostro libro, nel suo negozio.
Poi, dopo uno sprazzo di shopping da GURU, così, giusto per sentirsi sempre ventenni, sono andato dalla Feltrinelli di Piazza Ravegnana, la libreria più importante della città (e mi perdonino tutte le altre), quella nelle cui sale si susseguono tali e tanti ricordi (di incontri, appuntamenti, libri comprati e sfogliati, occasioni colte e spesso mancate) che sembra di perdersi in un labirinto non solo architettonico, ma anche di memoria e memorie. La libreria ha appena rinnovato i locali, c'era tanta gente che alle casse ho aspettato 20 minuti, ma è sempre un'emozione rimanere a lungo là dentro, passare da un reparto all'altro, curiosare, vedere. Alla fine, ho comprato solo un libro sul burraco, un gioco che vorrei imparare, resistendo stoicamente alla tentazione di allungare la mia "to read list", ormai infinita, di volumi acquistati e in pila sul comodino.
Il pomeriggio l'ho finito al Baraccano, nella sede del quartiere Galvani, a seguire la conferenza di un antropologo canadese, Jeremy Narby, di presentazione del suo libro Il serpente cosmico, sulle civiltà indigene dell'amazzonia e la loro cultura sciamanica. Me l'aveva consigliata un'amica modenese, e sono andato sulla fiducia. Non ho grande interesse per l'antropologia, ma questo ragazzo (un canadese emigrato in Svizzera e specializzato nello studio delle civiltà indigene) mi ha lasciato a bocca aperta, con una narrazione in prima persona del suo cammino da scettico razionalista cresciuto nei migliori college elvetici all'accettazione del mistero delle civiltà indigene e dei loro riti che sfidano la cultura occidentale e permettono la prosecuzione delle culture attraverso sistemi di comunicazione non verbali, più tramite l'inconscio collettivo che tramite il linguaggio o la scrittura.
Dopo una cena alla Trattoria Belle Arti (non proprio indimenticabile, ma in ottima compagnia), ho chiuso la serata in una maniera assolutamente inedita.

Con un amico, mi sono presentato alle 23.00 al teatro RAUM per partecipare a una Hypnomachia: trattasi di un concerto di musica elettronica, in notturna, dalle 23.00 alle 6.00, cui bisogna andare con coperte, sacchi a pelo e cuscini. L'idea è infatti di DORMIRE al concerto, e di lasciarsi ora cullare, ora svegliare, dalla musica, che cerca, in un'altalena di sonorità, ora di assopire, ora di tormentare, gli spettatori, che devono trovare un loro equilibrio in quella che è -a tutti gli effetti - una situazione di coscienza alterata. Come è stato? E' stato bello le prime due ore, in cui ho dormito quasi sempre, avvolto da una musica sottile. Poi, all'una, e per oltre sessanta minuti, un assolo di chitarra elettrica su una sola nota, così forte che mi faceva tremare i dischi della colonna vertebrale, mi ha fatto cambiare idea, e alle due mi sono detto "sono troppo vecchio per questo", e me ne sono andato - sulla bicicletta recuperata nel frattempo - di nuovo verso casa. E mentre pedalavo in via Sant'Isaia nella notte gelida e deserta, gialla di lampioni, cercando di infilarmi i guanti per non intirizzire, scoprendo che non so più andare in bicicletta senza mani, mi sentivo comunque vivo, e pieno di energie, come una nave che va, anche nella notte, anche con le ombre che incombono, ma va.

01 dicembre 2006

L'autobus corto


Ho visto Short Bus, un film indipendente americano molto... stimolante, che parla delle vicende psico-sessuali di un gruppo di giovani newyorkesi che devono affrontare i loro problemi esistenziali e sessuali nella Grande Mela post 11 Settembre. La cosa che rende peculiare il film... è che le scene di sesso sono vere, totalmente esplicite, girate con uno spirito leggero, non greve, ma allo stesso tempo sono la cosa più hard mai vista al cinema in un film "normale".
Mi è piaciuto? Potete giurarci... In sala, il pubblico all'inizio era un po' shockato, ma alla fine è stato vinto dallo spirito coinvolgente del film, dalla bravura e dalla... spontaneità di attori e attrici, dei quali vediamo - sul serio - molto, molto di più di quello che si vede normalmente di performer hollywoodiani. Se avete 18 anni e la mente aperta, non perdetelo.

27 novembre 2006

Di yoga, decoder, comics e altro


Pensierini vari del lunedì sera----


1. Sto ancora riprendendomi dal lutto di aver perso tutto il contenuto del mio decoder-hard disc MYSKY, passato a miglior vita nel week end, con il quale sono scormparse oltre 50 ore di programmi registrati e non visti (tra cui mezza nuova serie di 24, e quasi tutta la prima serie di DR HOUSE). Adesso ho un nuovo decoder, ma anche questo non funziona bene, e - sorpresa - pare che uno dei due fuochi della parabola sia in tilt. Mi sa che dovrò presto foraggiare un antennista bolognese.

2. Ho visto SCOOP al cinema, il nuovo di Woody Allen. Davvero debole, con un Woody versione nonnino che fa' un misto di orrore e tenerezza. L'unico motivo per vederlo sono Scarlett Johanson e Hugh Jackson e soprattutto i circa 30 secondi in cui Allen ci mostra gli addominali di lui e i ---generosi pettorali--- di lei. Solo che se l'unico motivo di interesse di un film è una scena in piscina, siamo davvero messi male.

3. Ho visto in TV - pre-collasso di MySky - la puntata finale di WILL & GRACE. Per quanto abbia amato questa sitcom, la puntata finale non fa né piangere né ridere, e rispetto alle conclusioni di altri celebri serial - SEINFELD tra tutti - è un po' sottotono, priva di idee, con questo fast forward che ci mostra i quattro protagonisti nel futuro, impegnati nelle stesse identiche follie di tutta la serie, ma con le rughe e i segni della vita... Insomma, un po' un "let down".

4. Sono arrivate le ultime novità della Marvel USA, ma ne ho letta solo una minima parte. Straordinaria la quantità di "numeri uno" in questa infornata, da DAIMON HELLSTORM a WHITE TIGER, da WISDOM a ZOMBIE per non parlare degli "one shot" su Stan Lee. Questi ultimi - incredibile a dirsi - mi sono piaciuti parecchio, così come ho seguito con interesse UNION JACK e - per restare sui titoli sopracitati - WHITE TIGER di Briones (un disegnatore sul quale avrò presto molte cose da dire...).

5. Tra le campionature nostre, una menzione d'onore a MIDNIGHT NATION: forse una delle opere più intense del fumetto contemporaneo, di Straczinski e Frank, storia di un uomo finito nel confine tra la vita e la morte e del suo viaggio allucinante sul filo di lama tra l'aldilà e l'aldiqua. Se i premi avesso senso, ne vincerebbe almeno due o tre nei prossimi mesi. Invece - come sempre - ne saremo esclusi, dato che "per default" le giurie dei premi pensano che solo Coconino o Magic sappiano proporre in Italia il fumetto d'autore, dimenticandosi regolarmente di cosucce come i nostri Taniguchi, Otomo, o di Complete Peanuts... o di Midnight Nation.

6. Al lavoro tutto tace, sono i giorni di chiusura dei budget e sto soprattutto chino su Excel a macinare numeri. E' la fase meno romantica del mio lavoro, ma come ho scritto nell'ultimo post, quest'anno non mi pesa, e persino calcolare quanto è cresciuto il fatturato Marvel in Russia negli ultimi cinque anni ha un suo fascino.

7. Ho finalmente abbracciato lo yoga, dopo un corteggiamento durato mesi. Ci sto andando due volte a settimana, mescolate al nuoto, e penso " cosa ho fatto in tutti questi anni?". Dubito che esistano discipline migliori per chi come me ha bisogno di sciogliere il corpo, trovare equilibrio e elasticità.

8. Fa ancora caldo, è ancora un po' Estate di San Martino, si può state in camicia in casa o al massimo con una felpa. Ma tra poco è dicembre, alle 16 ormai è notte, sarà presto il momento dei golfini di lana pesante, delle tisane calde e – con un po’ di fortuna – della neve.

23 novembre 2006

Update from both sides of the moon


OK, posso dire che sono felice? Moderatamente felice. Timidamente felice. Timorosamente felice, ma felice. La felicità è un momento, è il giorno che ci accoglie nelle braccia dell'amore, che ci accompagna nella musica, nel silenzio, nelle parole, nell'intensità e l'incanto di una giornata di lavoro come tante, in cui però le cose sembrano quagliare, i progetti sembrano più belli e divertenti ed entusiasmanti, e anche se si pranza a patatine e yogurt, niente sembra pesare, niente fa paura, niente inquieta. E' il giorno in cui la pioggia non pesa, in cui si può essere qui e ora, e godersi un bicchiere di birra con gli amici, un piatto di passatelli con chi si ama, una notte silenziosa in cui le parole vengono da sole, le e-mail personali sono tante e piacevoli, la sensazione di consapevolezza dà pace e riempie.

Un giorno come questo, una notte come questa.

18 novembre 2006

Just like starting over

Sono di nuovo al lavoro da tre giorni, immerso in cinque centinaia di mail, progetti per l'Europa dell'Est, il Brasile che ribolle, Conan che incalza, il budget che muove le sue fauci. Ma non sono ancora uscito dallo stato psicologico del SAT. Sono "attivato gestalticamente", non c'è altro modo di dirlo. Mi interesso a tutti, ascolto ogni cosa con attenzione, sono presente a me stesso e al resto del mondo come mai ero stato prima d'ora. Si sparge la notizia in azienda e arrivano un paio di persone dall'edificio a fianco a vedere il "direttore versione 2.0". Non so quanto durerà questo stato di grazia, ma se mi aiuta a gestire più efficacemente collaboratori e licenzianti come in questo squarcio di settimana, ben venga.

Per tornare un po' sulla terra, vi segnalo il blog di Jeff Smith, che parla della sua permanenza a Lucca e inserisce un paio di foto del sottoscritto. Peccato che poi storpi il mio nome, "Marco Lupis" è una novità anche per me. Avrei preferito "Marco Lupo de Lupis" già che c'eravamo.

Infine, sapete che ho finalmente conosciuto il mio fratello di blog Michele Foschini. Ho iniziato a ricevere dei messaggini da lui, davvero ficcanti. Degli haiku sui suoi stati d'animo. Michele, mi permetti di postarli?

Bon, anche il terzo giorno del resto della mia vita si conclude, buona notte ai suonatori.

16 novembre 2006

Di cielo, non ce n'è mai abbastanza


Scusate il lungo silenzio. Finita Lucca, sono partito per il viaggio più lontano, difficile e affascinante di tutti, e me ne sono andato a Titignano, vicino Orvieto, per seguire come allievo il SAT1. Avevo fatto un obliquo riferimento a questo workshop di nove giorni nei miei propositi di inizio 2006, e finalmente sono riuscito a prendermi un breve periodo solo per me, di totale isolamento dal lavoro (ma anche da TV, giornale, vita "ordinaria") e vivere un'Esperienza con la E maiuscola, una di quelle che ti modificano nel profondo e ti aprono a una consapevolezza (di sé, della vita, del mondo, dell'Essere) che non credevi possibile. Il SAT (che significa "Seekers after truth") è qualcosa di indefinibile. E' un corso di psicologia. E' un workshop. E' una sorta di gigantesca sessione di psicoterapia di gruppo con altre 99 persone e una decina di terapeuti che seguono tutti. Per usare i termini usati dal suo ideatore, lo psichiatra cileno Claudio Naranjo, è "un programma di formazione olistica per lo sviluppo personale e professionale", un mix intensissimo di insegnamenti, meditazione, teatro, visualizzazioni, musica, vita. Tenuto dallo stesso Naranjo e da alcuni collaboratori, il SAT è un percorso di quattro anni, che si articola in altrettanti workshop residenziali di nove giorni. La location è spettacolare: un borgo medievale trasformato in agriturismo, completamente isolato: entrando nella strada sterrata che arriva a Titignano, il navigatore non riconosce più l'itinerario, e ci si trova immersi nel verde, finché il triangolo nero che simboleggia l'auto non si perde del tutto in questa macchia di colore, scomparendo al resto del mondo. Si arriva in un luogo unico, con viste sterminate della campagna tra Todi e Orvieto, il silenzio totale, i colombi, le vigne.

Dire che il SAT è stato intenso per me, e "life changing", sarebbe un eufemismo. Non voglio e non posso entrare troppo nella descrizione dell'aspetto didattico del seminario, dato che penso sia bello affrontarlo senza sapere troppo cosa aspettarsi (e se rovinassi l'esperienza anche a uno solo di voi lettori che un giorno deciderà di seguire questo percorso, non saprei perdonarmelo).

Vi dico solo che per nove giorni ho vissuto assieme ad altre 99 persone, conoscendo uomini e donne che penso potranno essere amici miei per il resto della vita, condividendo risate e lacrime (tante, lacrime), entrando nell'esperienza dell'emozione, della gestalt, condividendo segreti, emozioni, bellezza, senso del sacro, musica, spiritualità. Non sono stato per nove giorni MML, ma Marco, 6 conservativo, di Bologna, interpretando (o meglio, vivendo) il ruolo del figlio, dell'amico, dell'amante, del confidente, del deejay, del confessore, del paziente, del terapeuta, dello sconosciuto sfuggente o del compagno della vita, con un'emozione dentro così intensa ad ogni momento da sentirmi a volte quasi trasfigurato dai sentimenti, come in uno stato di percezione alterata.

Per ora non scrivo altro. Probabilmente dedicherò ampio spazio al SAT1 nel mio blog fotografico, sia con foto che con altri testi.

05 novembre 2006

13 cose bloggabili su Lucca '06


1) Il tempo. Se a Lucca di solito piove (ricordo almeno due annate alluvionali), quest'anno abbiamo avuto sole, sole, sole, con rigeneranti temperature polari. Complimenti.

2) La Fiera in versione urbana. Molto riuscita, con un sacco di visitatori, l'interfaccia della città (finalmente un caffé vero, delle vere sale proiezioni, delle vere sale conferenze, una vera "area pro") e un bel feeling con gli abitanti.

3) Conoscere Michele Foschini. Dopo mesi di contatti epistolare, è stato come per Charlie Brown incontrare il suo amico di matita, oggi diventato "l'amico di blog". Se non conoscete ancora il blog di Michele, check it out. Michele parla come se bloggasse 24/7, almeno con me, e dice cose sempre molto curiose, stimolanti. E cerca una fidanzata. Se siete interessate, sapete dove trovarlo (PS- invitatemi al matrimonio)...

4) Spiegare a cena a Tito Faraci e a Claudio Villa i miei concept vincenti per il rilancio di Tex.
ULTIMATE TEX (detto anche TEX STELLA NERA) sarebbe una versione "Born Again" di Tex, con lui che vede sterminata la sua famiglia e i suoi navajos, perde tutto, perde magari un occhio o un arto, deve scendere negli inferi (personali e letterali) per vendicarsi e far tornare dall'aldilà i suoi pards. Estremo.
BROCKEBACK TEX, detto anche SEX WILLER, vedrebbe Tex ferito, accolto in una capanna isolata da una coppia di mandriani che sono - aperte virgolette -molto, molto amici - chiuse virgolette. Tex intuirebbe il rapporto tra i due, ma poi arriverebbe qualche zoticone del villaggio per linciare i mandriani, e starebbe a Tex salvare la situazione. Magari farei morire uno dei due mandriani per un bel finale dolceamaro strappalacrime.
A questo surreale brainstorming ha assistito spanciandosi dalle risate Gabriele Dell'Otto, mentre Tito e Claudio mi guardavano sbigottiti mettendosi le mani nei capelli.

5) Intervistare in conferenza Jeff Smith di Bone e scoprire che i tre cugini Bone sono in effetti Topolino, Paperone e Pluto. Discutere a cena con Jeff dei retroscena dell'11/9 e delle imminenti elezioni di midterm.

6) Partecipare come ospite d'onore alla conferenza per i 20 anni della Star Comics (il mio ex-editore, alla cui fondazione ho collaborato fattivamente nel lontano 1986), con la gente così emozionata che metà di noi aveva le lacrime agli occhi (e sembrava ieri che ero a Lucca a presentare il primo SPECIALE UOMO RAGNO).

7) In generale, i vari incontri con il pubblico, molto piacevoli. Soprattutto quello Marvel e quello manga. Ma anche l'incontro improvvisato alla notte in piazza ovale con i forumisti, cui mi sono offerto in pasto mentre sorseggiavo una vodka lemon e didquisivo di Thunderbolts e strategie editoriali,

8) Conoscere Claudio Stassi e farmi fare un (ottimo) disegnino sul suo BRANCACCIO, edito da Becco Giallo (recensione a seguire). Conoscere i bravissimi e giovanissimi editori di Becco Giallo.

9) Conoscere meglio gli amici di Alta Fedeltà, soprattutto il mio omonimo Schiavone e il Rat-disegnatore svedese Giorgio Cantù, oltre al M.F. di cui sopra.

10) Salutare dal vivo Jacopo Camagni e Marco Felicioni, due amici autori, di Bologna, che come sempre vedo solo alle fiere o sento per mail. Il loro MAGNA VERITAS, uscito in Francia per Soleil, è davvero ottimo.

11) Intravedere Ralph Koenig, mio idolo dal lontano 1987, quando comprai un suo libro in tedesco senza capirci un'acca. Ma sono stato troppo timido stavolta e non me lo sono fatto neppure presentare.

12) Vedere la facciata di San Michele illuminata dalla luna, dalle stanze dei bottoni della Fondazione Banca del Monte di Lucca, un onore riservato a pochi.

13) Essere ancora qui, dopo ventotto anni dalla mia prima Lucca, e scoprire che nel libro dei quarant'anni della manifestazione hanno messo una mia foto tra le mille, assieme a Neary, Bagley, DeFalco. Anno di grazia, 1994. Il tempo fugge, ma non ci lascia mai.

01 novembre 2006

Da una capitale all'altra



Ripresomi dalla febbriciattola che mi ha tormentato per oltre una settimana ho ripreso la "rumba" di viaggi di lavoro. Lunedì mattina mi sono svegliato alle 4.45 per andare a Stoccolma per un cruciale meeting. Sono arrivato alle 11.30 e il nuovo treno Arlanda Express mi ha portato in 20 minuti alla Stazione Centrale, viaggiando a oltre 200 km l'ora. A Stoccolma ci ero andato nel 2001 in ferie, in giornate estive luminosissime. Stavolta l'autunno era nell'aria, c'erano non più di 4-5 gradi, il cielo plumbeo, una pioggerellina leggera; io ero bardato come se dovessi andare al polo (anche perché a Bellisola il giorno prima avevo preso il sole con 26 gradi di temperatura), mentre gli svedesi non si scomponevano e giravano tutti in camicia con la giacca o - alla peggio - in camicia con sopra il giaccone termico, religiosamente sbottonato.
Alle 12.15 mi sono incontrato con i miei interlocutori, che dopo avermi sfamato rapidamente con succhi di frutta e insalate in un bistrò molto nordico (stile designer-chic bio organico), mi hanno intrattenuto per parecchie ore nei loro uffici in conciliaboli segretissimi. A un certo punto, stremato (bramavo un'impossibile siesta), ho guardato fuori dalla finestra. Era buio. Peccato fossero solo le 14.45... il sole già era sceso e fuori c'era solo il crepuscolo autunnale nordico, bello e malinconico. Dopo un altro paio di ore di business development, me ne sono andato a fare un giretto per il centro, pensando che davvero Stoccolma è la più bella delle capitali scandinave, e forse una delle città più spettacolari e affascinanti del nostro continente. Ho attraversato a piedi Gamla Stan, il centro storico, visitato una enorme libreria di comics (tutto religiosamente in inglese o svedese), per finire nella parte commerciale a dare un'occhiata piuttosto platonica alle vetrine. Ho rivisto i miei ospiti per un drink prima di cena, e soprattutto per cenare assieme, in uno dei ristoranti tipici tradizionali alle spalle del palazzo reale, genere posti frequentati da industriali, premiati e premianti del Nobel, diplomatici vari. Devo dire che ho cenato magnificamente, in una specie di cantina, a base di un caviale fresco prodotto da un pesciolino locale dal nome impronunciabile, spalmato sui toast, con granulato di cipolle fresche, panna acida al pepe e limone spremuto, per finire con un filetto ai funghi di livello stellare, il tutto annaffiato di aqvavit e birra svedese.Poi, di nuovo in treno, per tornare in aeroporto, dormire qualche ora in hotel, svegliarmi di nuovo alle 4.45, e riprendere il volo per Bologna, arrivare alle 11.30, andare direttamente in ufficio a Modena senza pranzare, fare una serie di chiamate e meeting inderogabili, e poi alle 17.00 correre a casa per evitare di addormentarmi sulla scrivania.

Oggi invece, dopo un risveglio riposato, me ne sono andato in un'altra capitale... del fumetto, stavolta, a Lucca. Ovviamente... pioveva (cosa sarebbe Lucca Comics senza pioggia), ma non in maniera torrenziale, e la nuova disposizione "urbana" della mostra sembra funzionare. Oggi ho fatto solo una comparsata di poche ore, il mio "turno" a Lucca sarà venerdì-sabato-domenica, ma l'impressione è molto positiva, con la città che "vive" finalmente la manifestazione, e con una partecipazione di pubblico genere folle oceaniche. Sono andato a Lucca oggi per fare da giurato al Lucca Contest, un concorso per autori esordienti di comics, il cui premio è... essere pubblicati da Panini. In effetti il mio era un vero e proprio "conflitto di interessi": da un lato dovevo scegliere il miglior fumetto in assoluto tra una rosa di 12 candidati, dall'altro dovevo pensare agli interessi della mia casa editrice e selezionare qualcosa di minimamente commerciale.Il conflitto di interessi l'ho risolto proponendo come vincitore il progetto più innovativo tra i 12, IL CIMITERO DEI CALAMARI, che è decisamente difficile e autoriale, ma che ha anche alcuni elementi che potrebbero decretarne il successo (il mistero nella profonda provincia italiana, atmosfere alla Lynch, un disegno che miscela Baccilieri e Gipi). Gli altri tre giurati (Diana Shutz della Dark Horse, Massi De Giovanni di Kappa Edizioni e Andrea Plazzi) hanno concordato con me, e Tommaso e Tiziano, i due massesi del CIMITERO (da me subito ribattezzati "i CALAMARI") sono saliti sul podio, e da domani avranno dieci mesi circa per finire l'opera, che pubblicheremo alla prossima Lucca 2007.

A QUESTA Lucca abbiamo invece FORD RAVENSTOCK, il vincitore dello scorso contest, al prezzo incredibile di 4 euro, e lo consiglio spassionatamente a tutti.

Una considerazione a latere del Lucca Contest: sono entrato in giuria con poche aspettative, sono rimasto colpitissimo dalla passione e dalla bravura dei candidati, che hanno profuso intelligenza e talento nella stesura dei loro progetti. La verità è che almeno la metà dei 12 fumetti proposti meriterebbe di essere prodotta, pagata e pubblicata, e che indubbiamente ci sono fermenti e professionalità là fuori che nessun editore riesce più ad intercettare, e che sono ormai affidate all'emigrazione in Francia o al passaggio alla serialità per il WITCH o bonelliano di turno. Con la bacchetta magica, ci vorrebbe la capacità di proporre ogni anno dieci-venti-trenta opere di autori esordienti, stile mercato francese, metterle sul mercato e riuscire a vendere duemila-tremila o trentamila di ognuna, un po' come capita oltralpe (dove i lettori spontaneamente supportano massicciamente opere di illustri sconosciuti, sulla semplice base del packaging o del passaparola). Non so se questo tipo di mercato noi lo avremo mai in Italia, ma se ognuno di noi lettori con il cuore di china si IMPONESSE di comprare almeno 12 libri/albi l'anno di autori italiani COMPLETAMENTE ESORDIENTI, e ne parlasse in giro, di certo un piccolo contributo all'evoluzione della specie ci sarebbe...

Ecco... magari questa è un'idea per dei futuri post nel blog...

25 ottobre 2006

Binetsu Marco


1) Continuo ad avere alterazioni di temperatura, e ho deciso di ammazzare la mia flora batterica. Ho visto troppe puntate di HOUSE MD per non avere paranoie su infezioni nascoste nel timpano o nel fondo dell'intestino. Quindi benvenuta amoxicilina, addio batteri...

2) In conpenso ho scoperto che BINETSU SHOJO (titolo di un manga che pubblichiamo in mezza Europa) significa LA RAGAZZA CON QUALCHE LINEA DI FEBBRE, e quindi questo spiega il titolo del post odierno

3) Non c'è modo migliore di iniziare la giornata che trovare sulla scrivania una campionatura Panini che ti strappa un WOW. E' uscito il pack DVD+LIBRO di TSUBASA/XXXHOLIC, ed è probabilmente il prodotto più bello e completto mai prodotto dalla nostra casa editrice. La foto allegata rende l'idea solo in parte, ma la cosa migliore è L'ODORE del libro, un vero elisir (il che vi rivela quanto sono nerd).

4) Il piatto forte di oggi sono state tre orette buone di brainstorming sui manga e sui nuovi titoli in giro per il mondo. Non so perché, ma sono sempre i meeting più ameni, i più liberi. Se potessimo riprenderli, sarebbero una splendida sit-com per otaku e/o nerd.

5) Sto vedendo SAW: L'ENIGMISTA e dato che fa... impressione, per essere buoni, lo sto vedendo in dosi omeopatiche di dieci minuti a sera. Oggi al self service ho raccontato a Matteo e Alessandra il pezzettino di ieri sera, uno dei più cruenti (quello della tipa con la trappola per orsi legata alla testa e la chiave nascosta nelle budella di un povero malcapitato), e la signora casualmente seduta al nostro fianco quasi vomitava nel piatto. Se sta leggendo questo, scusi, signora, non sono un maniaco come sembra.

6) La frase di HOUSE MD di oggi: "Tu vuoi bene a tutti. E' questa la tua patologia".

24 ottobre 2006

Pre-avvertimenti lucchesi


Sono ancora malato. Ma se di solito sono uno di quelli cui viene l'influenza senza febbre, stavolta ho la febbre senza influenza: un altalenare tra 35.8 e 37.2 Sto rinviando l'inizio delle cure con antibiotico, ma se domani sto come oggi, mi sa che mi tocca assassinare la mia popolazione batterica.
Me ne sto quindi a casa a lavorare a letto, e con il PC portatile, il WiFi e l'accesso alla posta del lavoro, è come stare a Modena. Certo, mi mancano Andrea e Marcello che confabulano nell'ufficio a destra, Elisa e Annie attaccate a PC e telefono nella stanza di fronte, e l'inedito quartetto Franz-Simon-Sara e Alessandra che - da poco nella stanzona a sinistra - devono ancora capire che suoni emettere. Per non parlare poi del rumore delle fotocopiatrice cui attingono un po' tutti, della gente che passa a ritirare i suoi fumetti nelle caselle del corridoio, di quelli che si intrufolano nella mia sezione (una delle sei da cui è composto l'ufficio Panini Comics) per usufruire del nostro lussuoso bagno presidenziale, e poi ovviamente del peregrinare di collaboratori vari che passano da me, e/o dagli altri occupanti della nostra sezione a chiedere aiuto, consiglio, proporre cose, sfanculare, lamentarsi, complimentarsi, suggerire. Etc etc etc.

Ma sto uscendo dal seminato. Mi sono guardato bene la programmazione lucchese, e quindi per tutti gli appassionati della manifestazione toscana che volessero passare anche a dire CIAU al sottoscritto, ecco un po' i miei spostamenti "ufficiali":

MERCOLEDI' 1 NOVEMBRE: arrivo a Lucca verso le 12.00, e poi qualche ora impegnata con la selezione dei vincitori del nuovo concorso Lucca Comics. Alla sera devo rientrare a casa, quindi non so se mi fermerà allo stand più di una-due ore.

VENERDI' 3 NOVEMBRE: torno a Lucca per restarci fino a DOMENICA PRIMO POMERIGIO.
Arrivo previsto in mattinata di venerdì. Ho 4 due appuntamenti pubblici previsti tra venerdì e sabato:

VENERDI'
SALA INCONTRI
14:00 Panini Comics presenta: Marvel chiama Italia. Claudio Villa e Tito Faraci raccontano il loro lavoro su Capitan America e Devil. Con Claudio Villa, Tito Faraci, Marco Marcello Lupoi ed Enrico Fornaroli

SABATO
SALA INCONTRI
11:00 Panini Comics presenta È guerra civile alla Marvel!. Marco Marcello Lupoi anticipa i programmi 2007 di Marvel Italia e Panini Comics
SALA PROIEZIONI-
14:00 Panini Comics presenta il 2007 di Planet Manga e Panini Video tra ninja, alchimisti e... qualche luna di manga. Con Marco Marcello Lupoi. A seguire: proiezione di Naruto Epp. 1 e 2
SALA SHOWCASE
15:00 Incontro con Jeff Smith, autore di Bone. Partecipa Marco Marcello Lupoi

Fuori da questi momenti, DI SOLITO non mi muovo dallo stand, a parte quando mi nascondo nel retro per A) mangiare o, B) confabulare con autori, collaboratori, amici, visitatori vari.

A tutti gli utenti del blog che passeranno a trovarmi, garantisco onore e gloria...

21 ottobre 2006

24


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Originally uploaded by roee cohen.
Nell'ozio forzato dell'influenza (che solo oggi dopo tre giorni di tylenol e tisane calde sembra risolversi) mi sono fatto un'indigestione di fumetti e TV. Sono in pari con le letture Marvel USA, e gli ultimi lanci mi sono piaciuti abbastanza, dal DR STRANGE di Brian Vaughan al BLADE di Chaykin, da ZOMBIE a ANT MAN. Forse tra i numeri uno quello che più mi ha convinto è stato UNION JACK, di Christos Gage e Mike Perkins, anche perché ho una passioncella per questo personaggio fin dai tempi del mitico arco narrativo di Byrne e Stern di una ventina d'anni fa.

In ambito TV, grazie alla magia del sistema MY SKY, mi sono visto non solo un bel po' di CSI (con la fine della sesta serie e il suo finale a sorpresa) e di HOUSE MD, ma anche le prime puntate della quarta stagione di 24. Non tutti conoscerete questa serie, che nelle tv terrestri è stata mal programmata da Rete 4. Chi ha ora Sky e prima aveva Tele +, si è potuto godere questa serie originale della Fox, che ha in Kiefer Sutherland l'indiscusso protagonista nel ruolo dell'agente dell'antiterrorismo Jack Bauer. La prima serie è - hands down - una delle produzioni televisive più originali e coinvolgenti di tutti i tempi. La seconda e la terza sono state un gradino inferiori, e ora arriva questa quarta, mentre la quinta è già stata trasmessa in USA e la sesta inizia a gennaio.
Che dire? Indubbiamente 24 continua a sfruttare gli elementi che ne hanno decretato il successo: il destino del mondo in gioco in 24 ore, cattivi così spietati che più spietati non si può, belle fanciulle (stoltamente) in pericolo, e ogni possibile tecnologia (cellulari, computer, satelliti...) in gioco in maniera quasi fantascientifica. Un po' di deja vu c'è sempre, e il meccanismo dei colpi di scena è un po' lo stesso delle precedenti stagioni, almeno in queste prime puntate, ma Jack Bauer continua a essere uno degli eroi più superbamente accattivanti della TV, e poterlo seguire per un'altra giornata di straordinaria follia continua a essere un raro piacere.

20 ottobre 2006

Un poco di Saudade


Vi dicevo nel post precedente che sono stato a Parigi per la conferenza stampa di SAUDADE. Per i non addetti ai lavori, si tratta di un libro Marvel del tutto creato (o "originato" come diciamo noi) in Francia, da Panini direttamente. Gli autori, Jean David Morvan e Philippe Buchet, sono la coppia di giovani autori d'Oltralpe più "branchès" del momento e con la loro serie SILLAGE stazionano in pianta stabile nelle vette delle classifiche di vendita. Diciamo quindi che ottenere da loro un volume inedito dedicato all'artigliato mutante canadese è stato un Onore con la O maiuscola, e che siamo in trepidante attesa di vedere come reagirà il pubblico francese davanti a questo inedito connubio.
Per promuovere il lancio, che avverrà la prossima settimana, abbiamo organizzato una conferenza stampa in un locale brasiliano di Parigi, lo scorso martedì. Partecipavano gli autori, lo staff francese di Panini, e una ventina di giornalisti della carta stampata e di internet francese.
L'evento è venuto molto bene, organizzato con grande cura dalla nostra impeccabile squadra, e una volta chiusa la conferenza ce ne siamo andati a cena da Chez Jenny, a mangiare filetto e profiteroles con la cioccolata calda, e a parlare di mille progetti. Molto carino anche il dopocena, al Virgin Megastore di Republique, aperto fino a mezzanotte, dove io, JD e Philippe ce ne siamo andati a comprare fumetti, chiacchierando di fumetti e - come sempre - dell'altra faccia della luna.

Death note


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Originally uploaded by death_note_shop.
Sono tornato dalla crociera, sono subito andato a Parigi per la conferenza stampa di SAUDADE... e mi sono subito ammalato. Eccomi qua a letto da due giorni, segno che forse ballare sulla coperta della nave fino alle cinque della mattina non è stata una meravigliosa idea.
Almeno stando a letto sono riuscito a sbrigare un bel po' di lavoro arretrato, e a leggere un tot di albi, tra cui.... DEATH NOTE. Sono davvero sbalordito, uno "shonen" (manga per ragazzi") destinato invece " a un pubblico maturo" con tematiche pazzesche. Ho letto il primo volume e adesso sono totalmente "hooked", avvinghiato.

18 ottobre 2006

Ho visto cose...


Se mi avessero detto qualche mese fa che avrei partecipato a una crociera con tutta l'azienda per cui lavoro, l'avrei preso per matto. E se mi avessero detto che sarebbe stata una crociera a Roma, avrei prima pensato a una navigazione fluviale sul Tevere, e poi mi sarei messo a ridere.
E invece, in crociera ci sono andato davvero, e con altre 540 persone della Panini, tra dipendenti, collaboratori e qualche marito/moglie/accompagnatore. Tutti insieme appassionatamente, per festeggiare i 45 anni dell'azienda, in maniera - a dir poco originale - con colleghi inglesi, brasiliani, spagnoli, tedeschi etc mescolati a una grossa rappresentanza italica.
Poteva essere un Titanic, e invece è stata una riuscitissima iniziativa (confesso, fuor di ogni piaggeria, che mi sono divertito come raramente negli ultimi anni). Partiti da Genova il giovedì sera, siamo arrivati a Civitavecchia all'alba di venerdì. Venerdì e sabato sono stati occupati da giri turistici per Roma, con trasferimenti dal porto alla città a base di chiacchiere e canzoni, tramite una flotta di 12 pulman. Poi, sabato notte, siamo salpati di nuovo alla volta di Genova, e domenica mattina si è conclusa l'avventura.
Ovviamente... la cosa più divertente sono state le iniziative a bordo. Le cene, tra cui una di gala, i fuochi artificiali, gli spettacoli, e un paio di serate lunghissime in discoteca in cui ho ballato l'imballabile e pogato l'impogabile, con amici vecchi e nuovi del mondo Panini. Effettivamente andare a Roma in nave non è cosa banale, ma avremmo anche potuto rimanere in porto a Genova o limitarci a un giretto tra Chiavari e Sestri Levante: l'importante era stare insieme, divertirci, conoscerci, chiacchiarare, fare - come si dice a Bologna - un bel po' di "balotta".
Se andate sul mio blog fotografico troverete una cinquantina di foto e capirete meglio cosa intendo...

10 ottobre 2006

Cannes, o cara


Non ho fatto in tempo a riprendermi da Francoforte, che eccomi di nuovo onzerod a Cannes, per l'edizione autunnale del MIP, mitico mercato dei diritti TV.
E anche se a stanchezza non si scherza (5 ore di macchina per arrivare, 15 appuntamenti al giorno, cene serali interminabili senza poter nemmeno rientrare in hotel), rispetto a Francoforte è tutto molto più light, essere qui sembra quasi il premio per esserci comportati bene a Francoforte: si mangia francese all'aperto, cè un sole che spacca la pietre, sono tutti elegantissimi ma rigorosamente senza cravatta, e poi fuori c'è il mare, qualche bagnante, l'isola dei Lerins in lontananza.

Panini per la seconda volta ha uno stand, tutto dedicato a Naruto e a Fullmetal, le due serie animate i cui diritti stiamo vendendo in mezza Europa, anche se a Cannes io, Tony e Luca siamo venuti per comprare più che per vendere. L'offerta è così ampia che se volessimo comprare tutto quello che ci viene offerto potremmo spendere un paio di milioni di euro in due giorni e riempire mezzo palinsesto di un canale satellitare. Invece dobbiamo - ed è la nostra forza - spaccare il capello in quattro, soppesare ogni singolo titolo, fare e farci continuamente i conti in tasca, e sforzarci di capire tra le tante proposte quale "sfonderà" conquistando nuovo pubblico.

A parte le tante serie nipponiche, cos'altro si vende? I grossi gruppi - i vari Fox, Sony, Warner etc hanno stand enormi e defilati, quasi invisibili, nascosti nei piani alti del Palais, dove si entra solo per appuntamento. Nei tre parterre ci sono i "comuni mortali", i venditori di serie animate, candid camera, reality show, telenovelas, programmi televisivi tipo sceneggiati e documentari. Ogni stand offre schede in cartoncino sulle nuove proposte, ma dopo una mezz'ora in testa si ha solo una grossa marmellata. Cosa mi è rimasto impresso? Una telenovela colombiana intitolata LA EX, in cui una divorziata deve sopravvivere da single e dibattersi tra il dongiovannesco ex-marito e un aspirante nuovo fidanzato.
I soliti documentari con le donne nude che giocano a calcio.
Film TV di serie B di ogni tipo e colore.
Un sacco di telefilm russi che sembrano fichissimi.
Eccetera eccetera.

07 ottobre 2006

Haggard in FF


The big pencil and the baloon
Originally uploaded by Marco40134.
"Haggard" è una di quelle parole ingesi di cui conosco da sempre il significato, ma di cui non saprei dirvi un'esatta traduzione in italiano.
Quando a Francoforte un licenziante americano mi ha guardato in faccia e mi ha detto "Oh my god, Marco, you look haggard", ho incassato, sono stato zitto, e mi sono andato a rivedere cosa significa questo aggettivo. Il dizionario del mio iBook suggerisce "looking exhausted and unwell, esp. from fatigue, worry, or suffering", e devo dire che mi sono sentito più o meno in questo modo durante tutta la trasferta tedesca di questa settimana.

La verità è che occorrerebbe affrontare Francoforte e la sua relativa "malattia" di cui ho parlato un anno fa con il corpo e la mente riposati, ma le ultime settimane sono state un turbinio di lavoro, crisi familiari, e poco, pochissimo sonno, con l'ultimo week end passato a Città di Castello (per la mostra di Manara) con fatica aggiunta alla fatica. Mi sono quindi trovato a Francoforte per quattro giorni anziché i soliti tre, grazie a una giornata di incontro/brainstorming collettivo organizzato da un grosso licenziante giapponese, ed ero davvero, innegabilmente "haggard". Ora che è sabato sera, dopo una notte di sonno di 12 ore, dopo una giornata sdraiato sul divano a bere té, mangiare crepes al cioccolato e vedere TV sul mio MySky (Will & Grace e -per la prima volta - House M.D.) mi sento più sollevato, e in retrospettiva me la sono cavata benissimo con i soliti 10 appuntamenti al giorno, le cene, gli incontri, i voli etc.

E da lunedì ri ricomincia, con il MIP di Cannes, seguito dalla crociera Panini (sì, avete capito bene), quindi meglio continuare a rimanere sul divano a poltrire, almeno per un po'...

PS A questo link trovate alcune immagini gustose della mia Buchmesse 2006


Sul mio sito di foto trovate alcune immagini della trasferta.

28 settembre 2006

September song


è già inverno?
Originally uploaded by Hilleman.
Siamo arrivati all'autunno sotto le piogge battenti e i suoi riti e le sue amarezze: scusatemi se ho postato poco in questi giorni, ho passato mezza domenica in ospedale con mia madre, per un malanno di media importanza, guardando l'horror show di un E.R. nostrano, con le barelle che si affastellano in corridoio e solo posti in piedi in sala d'attesa, mille grazie. Tutto questo mentre due persone importanti - a diversi livelli - nella mia vita devono affrontare la malattia del padre: in un caso uno straziante stillicidio, nell'altro un doppia mazzata secca.
I giorni più crudeli sono questi, quando nella seconda metà della vita la mortalità dei nostri genitori ci colpisce con un treno in corsa, e nel loro avvicinarsi alla fine vediamo anche il NOSTRO passare del tempo, il nostro essere irrimediabilmente adulti, quando vorremmo ancora nel nostro fondo rimanere, ora e per sempre, bambini.

26 settembre 2006

Manara


Seguendo il link a
ComicUS.it 4.0
trovate l'annuncio di un altro dei famosi "macroprogetti" che hanno bollito nel pentolone per parecchi mesi e che solo nell'imminenza del lancio saltano fuori. Panini Comics e Manara, un bel po' di volumi, una veste tutta nuova, con il Sol 24 Ore. E scusate se è poco...

23 settembre 2006

OK, è incredibile


La Marvel sta organizzando un crossover con Sentieri. No, sul serio. Andate a vedere questa news da Newsarama: INSIDE THE MARVEL/GUIDING LIGHT TEAM-UP - NEWSARAMA.

La cosa mi fa davvero piacere, dato che Sentieri (o "Guiding Light" o GL per gli amici) è storicamente la mia serie TV preferita, che ho visto fedelmente dal 1984 (o era il 1982? dalla storia di Nola-Morgan-Kelly) fino al 1994, quando il lavoro fisso alla Panini mi ha reso impossibile la pausa alle 14.00 per vedere il nuovo episodio.

La cosa più ironica è che per un 1° aprile di tantissimi anni fa scrissi un finto catalogo per l'allora Alessandro Distribuzione, in cui annunciavo l'ingresso di alcuni personaggi di GL nella continuity Marvel.

Era un Pesce d'Aprile, ma a un ventennio di distanza, succede davvero.

Ora devo dire che grazie al miracolo di MySky potrei registrare ogni giorno Sentieri e vedermelo di notte, ma mi risulta che Canale 4 cambi sempre orario, ritagliando le puntate originali di un'ora in spezzoni di 20 o 40 minuti. Una bieca macelleria del genere non può rendere giustizia a una soap che ha oltre 50 anni di storia e di continuity alle spalle, e che eccelle per le trame ironiche, drammatiche, sopra le righe, spesso sentitamente marvelliane, con cattivi come Alan Spaulding o Roger Thorpe che sembrano modellati sul Dottor Destino o Kingpin.

20 settembre 2006

The way we were


The way we were
Originally uploaded by Marco40134.
Ieri sera i Kappa Boys ... che per i non addetti ai lavori sono uno dei più eclettici gruppi di creatori, autori e packager di fumetti d'Italia (nonché amici da sempre ed ex colleghi dei tempi della Star Comics).... hanno deciso di festeggiare l'inizio della stagione lavorativa 2006-2007 invitando nei loro uffici nel centro di Bologna fumettari e fumettomani di mezza Emilia Romagna. C'era mezza Panini Comics, Roberto Baldazzini, Daniele Brolli, e un sacco di altra gente. Seguendo questo link troverete alcune foto dell'evento, molto spumeggiante e mondano.

Seguendo l'ispirazione della sorta di pseudo reunion Star Comics (di cui in questi mesi ricorre il ventennale) ho proiettato le diapositive scattateci nel maggio 1992 dalla fotografa Silvia Amodio e depositate in un cassetto di casa mia da quasi tre lustri. L'emozione è stata grande, e mi riprometto di digitalizzare le diapo e mettere online le migliori... Per ora, gustatevi questa foto di una foto.... con Massimiliano Degiovanni con i capelli lunghi, Max Brighel con i capelli, io abbastanza fico, Andrea Plazzi identico a oggi, Andrea Pietroni assolutamente diverso, Federico Amico prima della scomparsa nei meandri delle discoteche, Luca Scatasta con i capelli, PPR bel tenebroso come adesso, e la coppia Baricordi/Rossi in versione anni '80 anche se era il '92 (il giorno in cui uccisero il Giudice Falcone, non potrò mai dimenticarlo...).

19 settembre 2006

Cantami o diva del pelìde Achille...


Nonostante si possa pensare altrimenti, la fantascienza non è il mio tipo di letteratura di genere favorito. Se da ragazzo mi divoravo ogni Urania su cui riuscivo a mettere le mani, mi sono poi allontanato dal genere, e negli ultimi vent'anni e passa se devo leggere della fiction di genere do la preferenza a thriller e horror, in assoluto i miei preferiti.
In questi anni, praticamente, a parte poche eccezioni come un paio di libri di Ian Banks, l'unico autore di fantascienza che ho seguito con maniacale passione è stato Dan Simmons. Me lo ha fatto conoscere Daniele Brolli, nel 1991, regalandomi Hyperion per il compleanno e dicendomi "Anche se non ami la fantascienza, questo ti piacerà." ed è poi partito in qualche discorso sulla natura cyberpunk dell'opera e della rivoluzione di linguaggio e di contenuti apportata al genere da Simmons.
Vero è che mi sono portato il libro in Francia, per un viaggio per partecipare a un seminario di analisi matematica, e che ho passato ogni minuto libero per divorarmi quel libro. Ne sono rimasto folgorato, a tal punto che ne ho persino usato il titolo per la rivista Star Comics dedicata al fantastico che avrei inaugurato nel novembre di quell'anno. Simmons - forse perché non è esclusivamente un autore di fantascienza, ma ha anzi una grande esperienza come scrittore di gialli, horror, noir e saggistica - utilizza le convenzioni del genere SF, ma le rivoluziona, infonde in esse una grande sensibilità letteraria, una visionarietà fuori dall'ordinario. I suoi romanzi sono pieni di riferimenti a opere degli immortali della letteratura (Hyperion per esempio è infuso di riferimenti a Keats, che è addirittura uno dei protagonisti del libro), pieni di giochi di parole, umorismo, caratterizzazione, personaggi grondanti di umanità e di drammaticità.

A Hyperion hanno fatto seguito tre romanzi, La Caduta di Hyperion, Endymion e L'Ascesa di Endymion, che compongono una delle quadrilogie di SF più incredibili mai scritte, e che vi consiglio di leggere appena avrete una settimana (o due) di totale relax con molto tempo libero.

Il post di oggi vuole essere però una recensione dell'ultima opera di fantascienza di Simmons, Ilium & Olympos, due libri che sommati arrivano e superano le 1000 pagine, ma che costituiscono un'unica storia. In America sono passati tre anni tra il primo e il secondo volume, ma per fortuna li ho letti assieme, uno dopo l'altro, perché la trama è così complessa che non so chi possa ricordarsi a distanza di tre anni di come era rimasta in sospeso la vicenda.

Ilium si svolge circa 4000 anni nel futuro. Sulla terra, poche decine di migliaia di umani vivono nella beata ignoranza, tra feste e balli, senza saper leggere o fare nulla tranne teletrasportarsi da una città all'altra ("faxarsi") per partecipare a questo o a quel party, serviti e riveriti da automi e creature artificiali chiamati voynix.
I responsabili di questa situazione sono i post-umani, creature geneticamente evolutesi tramite biotecnologie e nanotecnologie, che hanno lasciato la terra e vivono in isolamento negli anelli orbitali che attorniano il pianeta.
L'unico intrattenimento per gli umani sono i "turin cloth", delle sindoni che poste sul viso permettono di vedere in tempo reale... la guerra di Troia.
Eh, già, perché il titolo della saga non è casuale. Da qualche parte, l'Iliade viene riprodotta dal vivo, con guerrieri veri, carne e sangue... e con i veri e propri dei dell'Olimpo, che manipolano gli eventi e neppure loro sanno come si concluderò la guerra. In mezzo ai guerrieri, invisibili ai loro occhi, ci sono una serie di studiosi omerici, clonati dagli dèi e messi sul terreno di battaglia per osservare gli eventi e narrarli. Thomas Hockenberry, professore universitario del XX secolo, esperto di letteratura omerica, si trova ricreato in laboratorio dagli dei e spedìto a Troia, dove diverrà prima una pedina dei giochi divini, e poi cercherà di ribaltare le sorti del conflitto e di sventare i complotti di Zeus.
Non vi basta? La terza storyline, una delle più gustose, riguarda i Moravec, creature artificiali senzienti create dagli umani secoli addietro e che vivono nello spazio oltre Giove. I Moravecs, che hanno perso da secoli i contatti con la terra, avvertono un'incredibile attività quantica sul monte Olimpo di Marte, e decidono di spedire una spedizione di ricognizione sul Pianeta Rosso. Della squadra fanno parte Mahnmut di Europa e Orphu di Io, due moravec che da anni sono legati da un'amicizia telematica, e accomunati dalla passione per la letteratura, il primo specializzato in Shakespeare e il secondo nella Recherche di Proust.
E la loro passione letteraria farà da let motiv dell'intero romanzo/i. Come al solito, Simmons si abbevera al mare magnum della letteratura classica, e come e più di Hyperion i miti e i topoi dei grandi scrittori prendono forma nelle sue pagine. A parte l'Iliade, cui Simmons attinge a piene mani, raccontandone in chiave cyberpunk interi canti, l'autore rende omaggio ai Sonetti di Shakespeare, a Browning, Tennyson, H.G. Wells, e riesce persino a spiegare con Proust alcune delle teorizzazioni più ardite sui retroscena delle vicende del romanzo. Eh già, dato che ovviamente le tre storie del libro/i sono interrelate, e i diversi personaggi andranno a collidere in modi inaspettati.

Come al solito, Simmons eccelle nella visionarietà della sua arte narrativa. A parte i pastiche omerici, arricchiti di nanotecnologie e fisica quantistica, la descrizione della terra del futuro è nella migliore tradizione di Hyperion: teletrasporto, strane creature mezzo macchina e mezzo biologia, inquietanti modifiche nella morfologia terrestre (tipo la breccia atlantica, un camminatoio che divide in due l'oceano permettendone l'attraversamento sul fondo, a piedi, o la Eiffelbahn, un sistema di teleferiche a velocità supersonica che consentono di andare in cabinovia dall'India al Portogallo passando per l'Everest). Geniale anche l'idea delle funzioni "nascoste" nell'organismo umano e alimentate dalla nanotecnologie, o la teoria del dna trasformato in un back up di memoria.
Fortissima anche la caratterizzazione dei personaggi, dalla storia d'amore di Ada e Harman, a quella d'amicizia dei due Moravec, a quelle di sesso tra Hockenberry e Elena di Troia.

In Italia, i due romanzi sono stati pubblicati come TRE volumi da Mondadori, una formula a dir poco insolita. Voi comunque procurateveli, chiudetevi in campagna una settimana, e immergetevi nel mondo di Ilium, che anche se è inferiore di un gradino alla quadrilogia di Hyperion, molto più audace e compiuto come affresco narrativo, rimane decisamente un ottimo romanzo di fantascienza.

15 settembre 2006

What an odd week


Strana giornata, questa. Un po' di chirurgia dentistica (estrazione di un molare e impianto di quello che tra sei settimane sarà un altro molare, bionico), poi un pomeriggio a letto con il ghiaccio, l'Aulin, il gelato, il PC acceso per lavorare un po' e il telefonino che suona ininterrottamente, con chiamate di gente che non mi chiama da anni (ma, chissà perché, ha pensato a me proprio oggi) o che non mi ha mai chiamato finora (persino il fratello di Ronaldinho, giuro).
E alla sera, mi rivedo anche in TV Goldeneye, che, crediateci o meno, è il primo film di Bond che ho visto in vita mia, prima di recuperarli poi in gran parte in DVD. e che non è male, nel suo genere, ovviamente.

Strana settimana, questa, con ondate su ondate di lavoro frenetico, ma comunque appagante, allietato da sorprese come una chiamata inattesa di Giuseppe Genna o dalla conoscenza di un simpatico editore islandese, e poi telefonate, riunioni, programmi editoriali, business plan, il 2007 che avanza (e che anno sarà), la sigla rap tedesca di Naruto, l'assistente dei fratelli, nuotate in piscina, sedute di magnetoterapia, cene al cinese con autentico hot pot, compleanni con gli hamburger.

Per illustrare la settimana, una chicca. La mappa del tour mondiale di Jeff Smith, che mi sono trovato oggi pomeriggio nella casella di e-mail. La tappa in Italia è a Lucca, ospite di Panini Comics, per il lancio italiano di BONE A COLORI volume 1.
Da non perdere---

12 settembre 2006

In the beginning - 5 di ?


Negli anni delle medie un altro cambiamento per certi versi epocale: inizia la mia ossessione per la lingua inglese, motivata in maniera non indifferente dalla speranza di poterla usare per leggere i miei amati fumetti in edizione originale. In prima media mi procuro una decina di libri di testo di inglese per le medie e me li divoro, studiandomeli da solo. In seconda media so già scrivere in inglese "basico", conservo ancora un "diario delle vacanze" scritto in quella lingua con monotona e ingenua insistenza. Mi iscrivo al British Council di Piazza Santo Stefano (un'istituzione purtroppo cancellata dai decenni e dall'indifferenza di una città un po' "morta dentro" come Bologna), e inizio a portarmi a casa i libri del dottor Doolittle in inglese, che mi leggo uno per uno con il vocabolario a fianco.

Alla fine della seconda mio padre mi organizza una vacanza studio con la SIS (ora la EF) a Worthing, in Inghilterra. Sono il più piccolo del gruppo, ma siccome sono molto alto e sembro più grande riesco a integrarmi senza problemi, e giro da solo per la città in lungo e in largo a ogni ora (penso che oggi a nessun tredicenne sarebbe concessa una cosa del genere). Durante le visite a Londra, mi svicolo dal gruppo senza permesso e me ne vado in giro a piedi e in metropolitana, alla ricerca - ovviamente - di fumetti Marvel americani. Non li trovo, a dire il vero, ma mi accontento delle gigantesche ristampe settimanali in bianco e nero edite dalla Marvel UK (ricordo ancora STAR WARS con STARLORD di Infantino in appendice, o HULK con dentro RAMPAGING HULK anch'esso in bianco e nero).
Compro anche, svenandomi, A HISTORY OF COMICS BOOKS IN AMERICA, di Les Daniels, uno dei primi libri di analisi storica e sociologica del fumetto USA, che ancora oggi è per me uno dei "testi sacri" sulla Nona Arte.
Gli unici albi USA che trovo sono alcune serie secondarie DC, che mi sbafo senza pensarci due volte, tipo GREEN LANTERN/GREEN ARROW e la JUSTICE SOCIETY. Abituato alle pubblicazioni irregolari DC in Italia, non capisco un'acca di Terra Due o delle vicende di Freccia Verde, ma sono moderatamente colpito.
Alla fine della terza media, a pochi giorni dagli esami, la rivelazione: nel negozio di fumetti di via Lame, gestito da una coppia di anziani signori pugliesi e - a volte - dal figlio Alessandro, si vendono fumetti Marvel in originale, a prezzi proibitivi ovviamente. Ne compro tre, tra mille sacrifici, a memoria direi un X-MEN di Byrne, un AVENGERS anch'esso di Byrne e un MARVEL TWO IN ONE di Byrne (si capisce chi era il mio autore preferito, e perché al momento dovuto mi ingegnai per proporre in italiano quantità industriali di materale del disegnatore canadese).
E' l'inizio di una storia d'amore, quella con i fumetti USA, da me ribattezzati "gli albetti", che si consoliderà negli anni del ginnasio....

11 settembre 2006

Riceviamo, e volentieri


Tornato a casa dopo la campagna che ha fatto seguito al matrimonio, ho avuto la sorpresa di trovare questa mail nella mia posta elettronica:


Caro Marco,

ho sentito il bisogno di scriverti per condividere un'emozione. Un'emozione purtroppo rara, anche se nel mio, nel nostro mestiere si dovrebbe vivere di emozioni così.
Per chi, come me, scrive quasi millecinquecento tavole l'anno, cioè decine di storie, alla fine capita che ogni storia valga quanto un'altra. Capita che si perda l'emozione della nascita di un nuovo figlio. L'orgoglio misto alla meraviglia. Il senso di avere fatto qualcosa di unico.
Capita, purtroppo. Ma non è sempre così. Ogni tanto c'è una storia diversa. Unica.

Ecco, lunedì scorso, mentre ero lì nel mio studio, con Claudio ed Enrico, a riguardare tutta la storia di Devil e Cap finita... mentre osservavo quei disegni e rileggevo la mia sceneggiatura, quasi scoprendola per la prima volta, come se l'avesse scritta qualcun altro (uno bravo, accidenti! Ehi, ma sono io!)... be', ho provato quell'emozione.
È una storia importante. È una storia in cui c'è un pezzo importante di me. E, credo, c'è un pezzo importante di tutti quelli che ci hanno lavorato, Marco. Anche un pezzo tuo.
Anche l'Uomo Ragno mi aveva emozionato, non lo nego. Ma questa storia è... oh, insomma, tutta un'altra storia. E non soltanto perché è più lunga, più complessa e, in un certo senso, più seria.

Ecco, volevo farti sapere questo. E ringraziarti, perché grazie a te io e Claudio abbiamo realizzato un sogno. Abbiamo (ri)trovato un'emozione.

A Lucca sarà una grande festa, che vivremo assieme. Sono astemio (nessuno è perfetto), ma per una volta brinderò volentieri. Ricordamelo: offro io.

Un abbraccio
Tito


Il mittente è Tito Faraci, l'argomento è la graphic novel che ha scritto per Marvel e Panini, su disegni di Claudio Villa, e alla cui trama ho anche dato io qualche spunto. Tra poco esce, dire che è bella è un eufemismo, e a Lucca la potrete ammirare nello splendore della mezza tinta di Claudio...

Il gran giorno di Sara e Lee





Sabato è stato il gran giorno di Sara, nostra impavida redattrice di tanti progetti speciali e meno, nonché neofita coordinatrice di licensing, e Lee, alias Lee Bermejo, grande autore USA trapiantato a Reggio Emilia. Alle nozze dei due piccioncini c'era non solo tutta la Reggio & dintorni che contano, ma anche un bel pezzo di fumetto italoamericano. Panini Comics era ben rappresentata dal sottoscritto e dai due compari "specialisti" di Sara, Francesco (Meo) e Simon (Bisi), e tra gli autori ho riconosciuto Jim Lee, Carlos D'Anda, Michele Petrucci, Gabriele Dell'Otto, e un'altra pattuglia di autori romani. Cerimonia all'americana, con gazebo all'aperto, sindachessa con la fascia che ha officiato civilmente e simpaticamente, grande buffet di antipasti nella miglior tradizione emiliana (con annessi fritti, che secondo me a un matrimonio non devono mai mancare), poi cena e danze. La location era una villa liberty sulle colline di Reggio, con panorama mozzafiato annesso, il tempo è stato complice, e alla fine siamo stati tutti felici di aver potuto condividere con Lee e Sara il coronamento della loro bellissima storia d'amore, che sembra uscita da un fumetto rosa o - come piacerebbe a me e a Sara - da una qualche originale e moderna soap opera.
Auguri, L&S.

08 settembre 2006

The Puppini Sisters

Incredibile cosa si scopre all'una di notte. Una mia compagna di scuola, cugina di una delle mie migliori amiche, è diventata una star a Londra. Ciao Marcella!


The Puppini Sisters

07 settembre 2006

Pensierini inglesi e non solo


Appunti di inizio settembre, in ordine sparso...

1) Sono stato ancora a Londra, ed è un po' come tornare a casa. Ne ho parlato un anno fa, di come mi senta chez moi per queste strade, in questi viaggi annuali modulari: un po' di Londra, un po' di Kent, la gente che sciama per le strade, i tassisti che attaccano bottone e sono gentilissimi, ognuno con la sua storia (quest'anno, un ex responsabile repro di una tipografia inglese... credo che meno dello 0,01% dei suoi clienti sappia cosa significa "repro").

2) Prima o poi in uno di questi viaggi voglio fermarmi un giorno o due in più e perdermi nella English Forest, in quei boschi incredibilmente verdi che si intravedono nel viaggio in auto da Tunbridge Wells, dove ha sede la Panini, e l'aeroporto di Gatwick.

3) In Inghilterra sono arrivati i manga. Vendono ancora poco per gli standard italiani o francesi o anche tedeschi (sfido, i cartoni giappi in TV in pratica non si vedono) ma le librerie li "pompano" un po' ovunque. Vanno soprattutto gli shonen, con poche eccezioni.

4) Gli amici inglesi sono finalmente pronti con la loro terza rivista Marvel "autoprodotta", SPIDER-MAN AND FRIENDS, per bambini da 3 a 6 anni, che ancora non sanno leggere, con regalino allegato. Non so se mai la vedrete in Italia, ma è davvero fantastica. La mia copia staffetta è stata oggetto delle mire di tutti i redattori a Modena, ma l'ho difesa strenuamente.

5) Devo ancora finire Olympos, di Dan Simmons, ma mancano meno di 100 pagine. Ogni giorno faccio magnetoterapia per la caviglia e ne leggo un pochino. Ho già in testa la recensione.

6) Il lavoro sta diventando brutale, soverchiante, oggi alle 19.45 sono andato via salutando le signorine delle pulizie. Programmi editoriali italiani, tedeschi, francesi, spagnoli, ungheresi, brasiliani, cileni, britannici... un bel polpettone di titoli, formati, date e licenze. Volete sapere in quante formule e formati presenteremo o non presenteremo PUNISHER/BULLSEYE? O in che sequenza usciranno i volumi di C.S.I.? E quanto vende DR WHO MAGAZINE? Quanti abbonati ha il nostro BATMAN MAG francese? Per non parlare di giochi di carte, poster, libri di illustrazione, DVD, libri in compagine etc etc.

7) Per fortuna è giovedì.

04 settembre 2006

Di castello in castello



Castel del Rio è un'amena cittadina nell'alta Valle del Santerno, parallela a quella valle del Sillaro in cui passo praticamente ogni fine settimana. E Castel Del Rio è un posto che gli appassionati di fumetto conoscono bene, dato che è qui che Roberto Raviola - Magnus - ha passato gli ultimi anni della sua vita, in cui è morto e in cui è sepolto. Riesco bene a capire il fascino che questo lembo d'Appennino può esercitare: una campagna verdissima, un fiume con le acque tiepide in cui è possibile balneare parecchi mesi all'anno, gole ripidissime che si stringono e si allargano in un panorama vertiginoso che dopo pochi chilometri culmina e sfocia nel Mugello. Nel castello eponimo di CdR da qualche tempo hanno aperto una SALA MAGNUS per celebrare il famoso artista che decise di scegliere Castello come sua ultima casa, e che riuscì anche a infilarcelo in più di una vignetta.
Oggi ci sono passato anche io, in occasione di una giornata speciale commemorativa, e di una micro-mostra mercato molto interessante. Ho finalmente conosciuto la signora Raviola, Margherita, dopo tante collaborazioni insieme con REPUBBLICA, LA COMPAGNIA DELLA FORCA e non solo. Buffo, che me la immaginavo brunetta e rotonda, ed è invece bionda e snella, una vera esplosione di vita e di entusiasmo.

Certo, la Sala Magnus in sé non è nulla di spettacolare, ma è comunque un bell'omaggio a questo grande artista, ed è più di quello che abbia fatto una città come Bologna nei confronti di Magnus o di qualsiasi altro dei suoi Maestri.
Se decidete di fare un giro di queste parti, passate a vederla, e pensate per qualche minuto a questo grande artista, e allo scrigno verde di alberi e pietra in cui scelse di seppellire il suo dolore. Non ve ne pentirete.