01 novembre 2006

Da una capitale all'altra



Ripresomi dalla febbriciattola che mi ha tormentato per oltre una settimana ho ripreso la "rumba" di viaggi di lavoro. Lunedì mattina mi sono svegliato alle 4.45 per andare a Stoccolma per un cruciale meeting. Sono arrivato alle 11.30 e il nuovo treno Arlanda Express mi ha portato in 20 minuti alla Stazione Centrale, viaggiando a oltre 200 km l'ora. A Stoccolma ci ero andato nel 2001 in ferie, in giornate estive luminosissime. Stavolta l'autunno era nell'aria, c'erano non più di 4-5 gradi, il cielo plumbeo, una pioggerellina leggera; io ero bardato come se dovessi andare al polo (anche perché a Bellisola il giorno prima avevo preso il sole con 26 gradi di temperatura), mentre gli svedesi non si scomponevano e giravano tutti in camicia con la giacca o - alla peggio - in camicia con sopra il giaccone termico, religiosamente sbottonato.
Alle 12.15 mi sono incontrato con i miei interlocutori, che dopo avermi sfamato rapidamente con succhi di frutta e insalate in un bistrò molto nordico (stile designer-chic bio organico), mi hanno intrattenuto per parecchie ore nei loro uffici in conciliaboli segretissimi. A un certo punto, stremato (bramavo un'impossibile siesta), ho guardato fuori dalla finestra. Era buio. Peccato fossero solo le 14.45... il sole già era sceso e fuori c'era solo il crepuscolo autunnale nordico, bello e malinconico. Dopo un altro paio di ore di business development, me ne sono andato a fare un giretto per il centro, pensando che davvero Stoccolma è la più bella delle capitali scandinave, e forse una delle città più spettacolari e affascinanti del nostro continente. Ho attraversato a piedi Gamla Stan, il centro storico, visitato una enorme libreria di comics (tutto religiosamente in inglese o svedese), per finire nella parte commerciale a dare un'occhiata piuttosto platonica alle vetrine. Ho rivisto i miei ospiti per un drink prima di cena, e soprattutto per cenare assieme, in uno dei ristoranti tipici tradizionali alle spalle del palazzo reale, genere posti frequentati da industriali, premiati e premianti del Nobel, diplomatici vari. Devo dire che ho cenato magnificamente, in una specie di cantina, a base di un caviale fresco prodotto da un pesciolino locale dal nome impronunciabile, spalmato sui toast, con granulato di cipolle fresche, panna acida al pepe e limone spremuto, per finire con un filetto ai funghi di livello stellare, il tutto annaffiato di aqvavit e birra svedese.Poi, di nuovo in treno, per tornare in aeroporto, dormire qualche ora in hotel, svegliarmi di nuovo alle 4.45, e riprendere il volo per Bologna, arrivare alle 11.30, andare direttamente in ufficio a Modena senza pranzare, fare una serie di chiamate e meeting inderogabili, e poi alle 17.00 correre a casa per evitare di addormentarmi sulla scrivania.

Oggi invece, dopo un risveglio riposato, me ne sono andato in un'altra capitale... del fumetto, stavolta, a Lucca. Ovviamente... pioveva (cosa sarebbe Lucca Comics senza pioggia), ma non in maniera torrenziale, e la nuova disposizione "urbana" della mostra sembra funzionare. Oggi ho fatto solo una comparsata di poche ore, il mio "turno" a Lucca sarà venerdì-sabato-domenica, ma l'impressione è molto positiva, con la città che "vive" finalmente la manifestazione, e con una partecipazione di pubblico genere folle oceaniche. Sono andato a Lucca oggi per fare da giurato al Lucca Contest, un concorso per autori esordienti di comics, il cui premio è... essere pubblicati da Panini. In effetti il mio era un vero e proprio "conflitto di interessi": da un lato dovevo scegliere il miglior fumetto in assoluto tra una rosa di 12 candidati, dall'altro dovevo pensare agli interessi della mia casa editrice e selezionare qualcosa di minimamente commerciale.Il conflitto di interessi l'ho risolto proponendo come vincitore il progetto più innovativo tra i 12, IL CIMITERO DEI CALAMARI, che è decisamente difficile e autoriale, ma che ha anche alcuni elementi che potrebbero decretarne il successo (il mistero nella profonda provincia italiana, atmosfere alla Lynch, un disegno che miscela Baccilieri e Gipi). Gli altri tre giurati (Diana Shutz della Dark Horse, Massi De Giovanni di Kappa Edizioni e Andrea Plazzi) hanno concordato con me, e Tommaso e Tiziano, i due massesi del CIMITERO (da me subito ribattezzati "i CALAMARI") sono saliti sul podio, e da domani avranno dieci mesi circa per finire l'opera, che pubblicheremo alla prossima Lucca 2007.

A QUESTA Lucca abbiamo invece FORD RAVENSTOCK, il vincitore dello scorso contest, al prezzo incredibile di 4 euro, e lo consiglio spassionatamente a tutti.

Una considerazione a latere del Lucca Contest: sono entrato in giuria con poche aspettative, sono rimasto colpitissimo dalla passione e dalla bravura dei candidati, che hanno profuso intelligenza e talento nella stesura dei loro progetti. La verità è che almeno la metà dei 12 fumetti proposti meriterebbe di essere prodotta, pagata e pubblicata, e che indubbiamente ci sono fermenti e professionalità là fuori che nessun editore riesce più ad intercettare, e che sono ormai affidate all'emigrazione in Francia o al passaggio alla serialità per il WITCH o bonelliano di turno. Con la bacchetta magica, ci vorrebbe la capacità di proporre ogni anno dieci-venti-trenta opere di autori esordienti, stile mercato francese, metterle sul mercato e riuscire a vendere duemila-tremila o trentamila di ognuna, un po' come capita oltralpe (dove i lettori spontaneamente supportano massicciamente opere di illustri sconosciuti, sulla semplice base del packaging o del passaparola). Non so se questo tipo di mercato noi lo avremo mai in Italia, ma se ognuno di noi lettori con il cuore di china si IMPONESSE di comprare almeno 12 libri/albi l'anno di autori italiani COMPLETAMENTE ESORDIENTI, e ne parlasse in giro, di certo un piccolo contributo all'evoluzione della specie ci sarebbe...

Ecco... magari questa è un'idea per dei futuri post nel blog...

4 commenti:

Botolo ha detto...

Beh sicuramente un ottimo suggerimento quello di leggere autori esordienti e di proporne il loro lavoro in giro. Da parte mia, mi riservo di scrivere qualche recensioncina sul mio blog.

Andrea Iovinelli ha detto...

Io ci sto. I miei 12 albi li compro. Sotto a chi tocca. (ma invece una bella rivista antologica, gratuita o quasi, allegata a Repubblica che si paghi tutto con la pubblicità?... No, eh... La panacea del fumetto...)

Vittorio ha detto...

Quoto l'idea di Andrea Iovinelli, non mi intendo troppo di meccaniche editoriali ma non mi sembra troppo impossibile da fare...

Andrea Iovinelli ha detto...

Beh, secondo me è un po' l'uovo di Colombo. D'altra parte, se si riescono a vendere spazi pubblicitari per quell'ignominia di XL, perché non si dovrebbe riuscire a farlo anche per una rivista di fumetti (che, mi pare, sia il "prodotto" più richiesto)?