06 aprile 2007

And who shall fight for him?


The Absolute Silence
Originally uploaded by fabbriciuse.
Pare si chiamasse Marco, come me. Aveva 16 anni, era il primo della classe, in una scuola "per bene" di Torino. Era deriso, preso in giro. Lo chiamavano Jonathan, come il protagonista del Grande Fratello in odore di omosessualità. Gli avranno detto femminuccia, finocchio, gay, o chissà quale altra crudeltà. E lui, davanti a una cattiveria senza respiro, in una mattina di aprile del settimo anno del terzo millennio, ha scritto una lettera di addio e si è gettato dalla finestra, nell'Italia perbene che ama la famiglia, e la vuole difendere da tutto ciò che la minaccia, anche da un adolescente che non si conforma al modello prevalente dei ragazzi di oggi.

Tutt'oggi, leggendo internet, ascoltando il telegiornale, ho sentito la rabbia montare. Mi piacerebbe andare domani nella classe dei compagni di Marco e guardarli in faccia uno a uno. Fissarli negli occhi, per vedere se ci sono lacrime, se c'è pentimento, se c'è consapevolezza, coscienza della propria disperata vacuità, dello scollamento con il consorzio umano, con la pietas che ci rende degni di chiamarci uomini. E ho paura che, con qualche eccezione, non vedrei nulla di tutto questo, ma solo incredulità, autoassoluzione, disprezzo, arroganza.
Poi, soprattutto, vorrei guardare in faccia i loro genitori, e chiedergli che cosa pensano di avere insegnato ai loro figli, quali valori siano riusciti ad inculcargli, come possano ancora riuscire a guardarsi nello specchio. Temo però che ci troverei la stessa insensibilità, lo stesso vuoto, lo stesso perbenismo ipocrita, quello delle famigliole che vanno magari al Family Day per proteggere la Famiglia con la F maiuscola, ma poi non sanno insegnare ai loro figli il rispetto per l'altro, l'accettazione, l'amore vero, per la famiglia vera, quella del genere umano tutto con le sue unicità e le sue differenze, l'amore cristiano nella sua vera, universale, bistrattata accezione.

Mi fa male pensare soprattutto che per Marco, quando era vivo, non abbia combattuto nessuno. Non un amico, non un professore, non un parente, non un vicino. Nessuno che gli sia stato al fianco, che lo abbia consolato, difeso, sostenuto. Che gli abbia dato coraggio, fiducia, amicizia vera, che gli abbia fatto capire il suo valore, la sua forza. E come sempre succede con il suicidio, ora è troppo tardi per questo, restano solo il rimpianto e la rabbia, e la voglia di urlare.

13 commenti:

VIKINGUR ha detto...

Nel vortice delle dichiarazioni che hanno caratterizzato la scena televisiva di ieri sera (strano che Porta a Porta non abbia dedicato una puntata al suicidio del ragazzo sedicenne!) stupiscono le lacrime di coccodrillo del ministro dell'istruzione. Cattolico convinto, in procinto di partecipare al family day, il Giuseppe Fioroni dovrebbe sapere che l'omofobia propagandata dalla sua chiesa ha i suoi prezzi.

foolys ha detto...

orribile, non so davvero come formulare un pensiero

Mun@ ha detto...

Rifletti lucidamente i miei pensieri, anche se non avrei saputo dirlo meglio. Ieri i servizi dei tg sembravano inseguirmi per ricordarmelo, e ogni volta soffrivo alla vista della tessera scolastica mostrata dalla madre. Quel sorriso così aperto alla vita ce l’ho ancora davanti agli occhi.
Ho provato lo stesso disgusto, la stessa voglia di essere in quella classe oggi. E la stessa consapevolezza che non solo non pagheranno, ma non sapranno neanche quanto sono colpevoli.

Mun@

Alessandro Di Nocera ha detto...

Sfottò del genere sono sempre esistiti e sempre esisteranno.
Il problema è che, a ben vedere, ormai nelle scuole incomincia a latitare l'istituzione formativa stessa.

Un buon insegnante in una classe ha spesso una funzione di cuscinetto, è una persona che - dinanzi a un atteggiamento reiterato da parte di uno o più individui - interviene per rintuzzare e controbattere.

Le famiglie non servono a niente: sono spesso ricettacoli di odii, rancori e falsità. I ragazzi vivono una fase ibrida che in molti casi impedisce loro di distinguere il bene dal male.
E' la figura dell'insegnante quella che manca.

Quante volte nelle mie classi mi sono trovato davanti a ragazzi omosessuali - sia uomini che donne - che venivano presi in giro.
Basta una lezione sull'argomento e un paio di frecciate ben assestate nei confronti degli "sfottitori", dei "maschi alpha", per modificare l'intero assetto del gruppo e mutare gli equilibri di forza.

Ma in questo caso di parole - le parole che dovevano venire PRIMA, le parole che avrebbero dovuto RIDIMENSIONARE tutto - non ce ne sono state. E' questa la cosa più grave...

Fabrizio ha detto...

Ciao Marco.
Scrivo anche io pieno di indignazione, per quello che è successo. Primo, per il fatto in sè. Secondo, perchè è un nuovo spiacevole episodio di bullismo e prevaricazione che ha sede nella mia città.
Non è vero che il Sommelier è una "scuola bene". Potremmo dire che non è una scuola disastrata e problematica come altre, ma è un orrendo covo di truzzi idioti. E te lo so dire perchè il Politecnico è sulla sinistra di quell'istituto, mentre sulla destra sorge il liceo scientifico Galileo Ferraris (quella sì una classica "scuola bene"). Io avevo degli amici che frequentavano il Sommelier e mi raccontavano di raid negli spogliatoi del Galfer a fregare telefonini e scarpe agli studenti dello scientifico. Risse tra studenti dei due istituti ce ne sono sempre state. Perchè? per le storiche rivalità tra i maschi alfa dei truzzetti e dei fighetti.
E in mezzo ci sono i ragazzi normali, additati come "sfigati" perchè non si vestono alla moda e non seguono come cagnolini le guide dell'idiozia.

Sì, penso che il ruolo degli insegnanti sia assolutamente latitante da questo punto di vista. Ci si dimentica del ruolo umano importantissimo di queste figure. E purtroppo capita spesso che anche le voci migliori tra queste siano zittite da vertici pieni di incapacità.

La cosa che più mi spaventa però e di vedere che i volti dei componenti delle famiglie possano essere molto più simili ai nostri di quanto pensiamo. Genitori che si chiedono "dove ho sbagliato" e arrivano a scoprire che i loro figli sono degli sconosciuti.

Comunque atti come questi sono l'esternazione plateale dell'ignoranza e dell'insensibilità che pervade studenti, genitori ed insegnanti in una direzione trasversale e capillare. Valori sostituiti da maglie firmate e cellulari next-gen.

Quando ero alle medie e al liceo ho dovuto anche io lottare con i classici bulli, che fossero mezzi delinquenti o fighetti con paparini sempre pronti alla difesa.
Ma almeno i miei genitori e i miei insegnanti non si erano arresi. Avevano occhi per guardarsi attorno e orecchie pronte ad ascoltare. E dei cervelli tra quelle orecchie.

Quindi urlo sul tuo blog tutta la mia indignazione, Marco, ma ti urlo anche un grandissimo "grazie", perchè i fumetti che pubblicate spesso hanno un valore di comunicazione sociale molto più alto di quanto non si pensi. In un mondo in cui ci sono tantissime mezzi di comunicazione che spesso non dicono nulla, voi fate ancora la differenza.
Ed è importante, per dare coraggio sogni e spensieratezza ai ragazzi come Marco.

Ciao

Fab

elisabetta ha detto...

Gentile Marco,
mi stupisce vedere che anche tu incappi miseramente nella strumentalizzazione amplificata dai media e parli di omofobia cattolica e di Family day in una tragica vicenda dove al centro c'è il dramma di una adolescenza incattivita e vuota cresciuta a non-valori etici (che, ti ricordo, la Chiesa condanna).
Mi spieghi cosa c'entra la Chiesa con tutto ciò che è successo a quel povero ragazzo?
Se davvero c'è da attribuire delle colpe, pensa al fatto che chiamavano Matteo col nome di Jonatan, quello del Grande fratello, e allora sì bisognerebbe dire che il piccolo schermo e la vacuità dei programmi televisivi sono i veri responsabili. La società del nulla e del macabro disprezzo per chi i valori ce li ha impone una riflessione profonda:in un mondo di bullismo e di apparenze chi non sta al gioco ed esce dalla mischia è emarginato. Questa è la verità, caro Marco: la deriva delle certezze, delle regole e, diciamolo, della famiglia autorizza i giovani a ritenere tutto dovuto in nome di un liberismo disordinato e autoreferente. Nessuno sbandiera cultura omofoba o altre cose che trapelano dal tuo post, tanto meno la Chiesa. Comunque, non ci è dato sapere se fosse davvero gay, magari era solo gentile come oggi i canoni adolescenziali non accettano più. Inoltre, cosa pretendete, che gli insegnanti seguano i ragazzi anche nel bagno? Che siano degli psicologi e degli assistenti sociali? Davvero, siete un po' offuscati dai luoghi comuni...
Con cordialità,
Elisabetta

spidi62 ha detto...

non era gay amava semplicemente studiare almeno così dice la famiglia

Alessandro Di Nocera ha detto...

Non importa se era o meno omosessuale.
A volte per i "maschi alpha" sono sufficienti dei semplici atteggiamenti effeminati per scatenare le prese in giro.

E' vero anche che quando la "molestia di gruppo" parte, un insegnante che abbia gli attributi deve intervenire focalizzando l'attenzione su ciò che l'ha attivata.
Se si rileva un'omofobia latente nel gruppo, allora quell'omofobia latente bisogna colpirla, "disattivarla".

In questo caso specifico gli insegnanti si sono evidentemente limitati a premiare lo studente con voti alti senza andare ad approfondire il disagio personale, ritenendo sufficiente il "compenso numerico".
Colpa grave: spesso bastano un "Tutto bene, guaglio'?" e una pacca forte sulla spalla per ridimensionare tutto.

Avion ha detto...

Qualunquismo marcio. Deludente.

Marco M. Lupoi ha detto...

Avion: dalla lettura del tuo blog, sembra che tra torturati e torturatori, la tua simpatia sia più sovente per i secondi. La mia sarà sempre per i torturati, sempre e comunque, e se questo lo chiami qualunquismo, il tuo cosa è?

Elisabetta: la morte di Matteo (il vero nome di Marco, pare) si inquadra in una cultura profondamente omofoba che impera in Italia, ora rinforzata e alimentata dalla campagna clericale contro i DiCo. Diciamocelo chiaramente, l'aspetto che disturba dei DiCo è che normalizzano le relazioni omosessuali, dando a una coppia di uomini o di donne diritti simili a quelli di una coppia formata da un uomo e da una donna. L'ostilità così forte della Chiesa contro i DiCo è solo un'enorme ondata di omofobia, e non stupisce quindi che un ragazzino sentendosi dare del gay possa andare in tilt, magari fino all'estremo gesto.

ANG ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Piergiobbe ha detto...

Caro Marco, ti leggo tardi e forse fuori tempo massimo...
sono contento per la tua sincerità: i Dico servono per la normalizzazione delle relazioni omosessuali. Ma il primo rimprovero dovresti muoverlo, non alla Chiesa, che non ha mai fatto mistero della propria posizione a favore della famiglia tradizionale, quanto piuttosto agli ipocriti promotori di questo abominio legislativo. L'hanno fatto passare come necessario anche per chissà quali fantomatici eterosessuali, di cui non si è mai vista traccia in nessuna delle decine di trasmissioni televisive, dedicate all'argomento. Hanno fatto solo propaganda, ben coscienti che una coerente e decisa campagna a favore dei diritti degli omosessuali, avrebbe loro alienato quel pochino di consenso rosicato alle ultime elezioni. Perché dunque dare colpe alla Chiesa? Quale colpa c'è nell'affermare con decisione ciò che si ritiene essenziale ed importante per la vita dell'uomo? E soprattutto quale connessione con il tristissimo episodio di cui parli, nel quale si è manifestato tutto l'opposto di ciò che la Chiesa predica da più di 2000 anni? Ma il fumo della cattofobia, e non dell'omofobia, riempie le menti di questo nostro tempo, anche quelle illuminate come la tua. Basta guardare le classifiche dei libri più venduti dove spopolano i violentissimi e poco rispettosi Odifreddi e Augias. Oggi è sufficiente dire scemenze sulla sessualità di Cristo o additare la Chiesa come il mostro da cui proviene ogni male, per creare un best seller. E' un peccato, in tutti i sensi...
Cordialmente Andrea

Piergiobbe ha detto...

PS: in questi giorni la nostra bella, corretta, tollerante, civilissima Bologna si sta riempiendo di ignobili scritte cattofobe contro Mons. Bagnasco. Membri della illuminata e progressista maggioranza di sinistra si sono rifiutati di esprimere solidarietà al Cardinale. Spero che oltre a difendere ad oltranza la libertà di sesso, tu ti sappia battere con forza per l'altrettanto essenziale libertà di credo sancita dalla costituzione. Ancora cordialmente Andrea