03 dicembre 2006

Saturday in Bologna


Da quando ho iniziato la mia gestione campestre dei fine settimana, con appuntamenti immancabili dal sabato alla domenica o dal venerdì alla domenica sulle rive del torrente Sillaro, ho perso un po' il contatto con Bologna. Lavoro a Modena, vado in palestra a Casalecchio, il fine settimana sono a Bellisola, e chi ne fa le spese è la mia città, quella Bologna "vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli", che un po' si odia ma molto, sotto sotto, si continua ad amare. Ho voluto passare un sabato bolognese, per riappropiarmi della città, e vivere ancora una volta un sabato sotto le due torri, con i suoi riti, le sue immutabili iterazioni, ma anche le sorprese di un tessuto commerciale e di eventi che si propone a me nuovo, dopo tanta assenza.

Dopo una mattina in palestra alla Virgin di Casalecchio, facendo prima yoga e poi nuoto, ho preso l'autobus e sono andato in centro a pranzare con un amico, al Centro Natura. Anni fa, quando abitavo in centro, poco lontano da via degli Albari, ci venivo spesso, per fare ginnastica, mangiare, seguire un mitico corso di cucina in cui ho impararo il 100% del poco che so sull'argomento. Il Centro l'ho trovato cambiato, decisamente "infighito", ma sempre ben frequentato e con una pappa "naturale" buona e a buon prezzo (si mangia un tris molto ghiotto e un'acqua minerale per meno di nove euro, un miracolo da queste parti).
Poi, mi sono permesso qualche ora di shopping, girando per negozi in cui non sono mai entrato nella mia vita, e in altri che sono una costante e che mi accompagnano da sempre, mentre l'intera città e provincia sciamava in via Indipendenza e vicoli limitrofi, il sole calava prestissimo gelando la città, e io isolato dopo isolato facevo il censimento dei negozi scomparsi e di quelli nuovi, sentendomi sia a casa, sia uno straniero in terra straniera. Ho visto le insegne serrate della President, che dalla mia infanzia fino a qualche anno fa è stata la mia palestra. Ho visto - sempre in via Goito - che ha aperto una nuova libreria, Trame, e sono entrato a dare un'occhiata. Appena dentro, alla cassa, ho notato una ragazza che da almeno venticinque anni mi capita di incontrare casualmente, ma che non mi era stata mai presentata e che non avevo mai conosciuto. In alcuni periodi, la incontravo così di frequente (al cinema, alle manifestazioni, a teatro, alle conferenze) che pensavo quasi che in qualche mondo parallelo eravamo marito e moglie con tre-quattro pargoli al seguito. E dato che mi sentivo diverso, e vivo, e in un momento magico come mai prima d'ora, le ho parlato, e le ho spiegato quello che ho spiegato a voi. Adesso ho la sua mail, e chissà che non si organizzi una qualche presentazione di un nostro libro, nel suo negozio.
Poi, dopo uno sprazzo di shopping da GURU, così, giusto per sentirsi sempre ventenni, sono andato dalla Feltrinelli di Piazza Ravegnana, la libreria più importante della città (e mi perdonino tutte le altre), quella nelle cui sale si susseguono tali e tanti ricordi (di incontri, appuntamenti, libri comprati e sfogliati, occasioni colte e spesso mancate) che sembra di perdersi in un labirinto non solo architettonico, ma anche di memoria e memorie. La libreria ha appena rinnovato i locali, c'era tanta gente che alle casse ho aspettato 20 minuti, ma è sempre un'emozione rimanere a lungo là dentro, passare da un reparto all'altro, curiosare, vedere. Alla fine, ho comprato solo un libro sul burraco, un gioco che vorrei imparare, resistendo stoicamente alla tentazione di allungare la mia "to read list", ormai infinita, di volumi acquistati e in pila sul comodino.
Il pomeriggio l'ho finito al Baraccano, nella sede del quartiere Galvani, a seguire la conferenza di un antropologo canadese, Jeremy Narby, di presentazione del suo libro Il serpente cosmico, sulle civiltà indigene dell'amazzonia e la loro cultura sciamanica. Me l'aveva consigliata un'amica modenese, e sono andato sulla fiducia. Non ho grande interesse per l'antropologia, ma questo ragazzo (un canadese emigrato in Svizzera e specializzato nello studio delle civiltà indigene) mi ha lasciato a bocca aperta, con una narrazione in prima persona del suo cammino da scettico razionalista cresciuto nei migliori college elvetici all'accettazione del mistero delle civiltà indigene e dei loro riti che sfidano la cultura occidentale e permettono la prosecuzione delle culture attraverso sistemi di comunicazione non verbali, più tramite l'inconscio collettivo che tramite il linguaggio o la scrittura.
Dopo una cena alla Trattoria Belle Arti (non proprio indimenticabile, ma in ottima compagnia), ho chiuso la serata in una maniera assolutamente inedita.

Con un amico, mi sono presentato alle 23.00 al teatro RAUM per partecipare a una Hypnomachia: trattasi di un concerto di musica elettronica, in notturna, dalle 23.00 alle 6.00, cui bisogna andare con coperte, sacchi a pelo e cuscini. L'idea è infatti di DORMIRE al concerto, e di lasciarsi ora cullare, ora svegliare, dalla musica, che cerca, in un'altalena di sonorità, ora di assopire, ora di tormentare, gli spettatori, che devono trovare un loro equilibrio in quella che è -a tutti gli effetti - una situazione di coscienza alterata. Come è stato? E' stato bello le prime due ore, in cui ho dormito quasi sempre, avvolto da una musica sottile. Poi, all'una, e per oltre sessanta minuti, un assolo di chitarra elettrica su una sola nota, così forte che mi faceva tremare i dischi della colonna vertebrale, mi ha fatto cambiare idea, e alle due mi sono detto "sono troppo vecchio per questo", e me ne sono andato - sulla bicicletta recuperata nel frattempo - di nuovo verso casa. E mentre pedalavo in via Sant'Isaia nella notte gelida e deserta, gialla di lampioni, cercando di infilarmi i guanti per non intirizzire, scoprendo che non so più andare in bicicletta senza mani, mi sentivo comunque vivo, e pieno di energie, come una nave che va, anche nella notte, anche con le ombre che incombono, ma va.

4 commenti:

giuseppe ha detto...

Che bello. In alcune cose rivedo me stesso...pur non avendo passato mai un sabato a Bologna in vita mia. Ciao Marco...ti considero un amico dall'Uomo Ragno Star numero 31.

vittorio bongiorno ha detto...

ciao guru
finalmente ti ho trovato
sono vittorio, l'amico di tuo fratello... bello il tuo blog, molto meglio del mio, mi dai lezioni private? il mio fa schifo, guarda: vittoriobongiorno.blogspot.com
fatti vivo
v.

Marco M. Lupoi ha detto...

Vittorio, ma non ero anche io amico tuo? Io invece ho letto il tuo libro martedì, mentre venivo qui a Granada, dove sono, per motivi che spiegherò nel prossimo post. Che ne ho pensato? Quello lo dirò nel post ancora dopo. Un bacio.

Choppa ha detto...

La libreria Trame piace anche a me! E anche il take away greco che ci "abita" affianco.
Un saluto!

choppa