15 agosto 2006

In the beginning - 1 di ?


Il mio primo ricordo, la prima traccia di me, non è un cluster di neuroni, un insieme di segni biologici nella mia memoria; è un nastro di celluloide in super8, dimenticato per decenni e poi fatto ascendere alla gloria del codice binario di un DVD da un'anima generosa che ha voluto farmi un regalo che non si dimentica facilmente.
In questa registrazione - opera di mio padre - ci sono io a due anni che cammino per Bologna, portato per mano da mia madre, trentenne e bellissima, con il sorriso aperto al mondo di chi è ancora totalmente immerso nella beatitudine dell'innocenza. Arriviamo a un’edicola di giornali, in piazza Galileo, e mia madre mi compra un albo di favole illustrate. Io lo prendo in mano, lo guardo e lo riguardo sorridente. Il video sembra quasi presagire il mio lavoro nell’editoria, e – ironia della sorte – fu girato a pochi metri da quello che sarebbe stato il mio primo ufficio come editore vero e proprio, in Piazza Galileo.

Forse tutto inizia lì, in un albo di favole illustrate, in un Topolino letto pazientemente da una madre o una zia, qualche Corriere dei Piccoli prestato dai cugini; fatto sta che quando inizio a leggere a 6 anni, nel 1971, non ho alcun dubbio sul fatto che quello che mi piace più di tutto sono i fumetti, i giornalini che nell'edicola sotto casa in via Marconi troneggiano nello splendore dei loro quattro colori.

Ci sono diversi tipi di fumetti, nei primissimi anni di lettura. Ci sono quelli "permessi", che vengono portati a casa con la benedizione di mamma, anzi, comprati da lei su mia richiesta, con puntigliosa regolarità.
Ci sono quelli "malvisti", come tutti i fumetti Marvel, e quelli "tollerati" come i Linus.

Tra i fumetti "ufficiali", Topolino è il primo amore, ma dura poco: fin da allora, lo trovo troppo naif, troppo banale. Già mi chiedo "chi è la madre di Qui, Quo e Qua? perché vivono con lo zio?", "Ma se i Bassotti sono finiti in prigione nello scorso numero, come mai sono già liberi?". Mia madre mi risponde "I delinquenti in prigione ci rimangono sempre poco", ma è una risposta che non mi convince. Di TOPOLINO mi piace solo Paperinik, ricordo ancora la storia di villa Rosa con i nipotini che spiegano cosa significa Sursum Corda; mi piacciono le storie a puntate (abbastanza rare) tipo "Storia e Gloria della dinastia dei paperi". Super Pippo non mi convince, avere super poteri come quelli solo mangiando delle noccioline è... un'idiozia.

Il mio primo vero amore fumettistico è invece il Corriere dei Ragazzi, il periodico a fumetti del Corriere della Sera, che soppianta Topolino tra le letture "approvate".
Arrivo al CdR a sette anni, nel 1972, quando ormai il "divorzio" con il Corriere dei Piccoli è un fatto consolidato. Avrei poi recuperato - grazie ai cugini abruzzesi di Marana di Montereale - alcune annate del CdP di fine anni '60, imparando ad amare su quelle pagine il grande fumetto francese genere Luc Orient, Ric Roland, Bernard Prince, i Puffi etc... ma è sicuramente il Corriere dei Ragazzi - nella sua breve vita dal 72 al 76 - a segnare la mia infanzia e a insegnarmi ad amare il grande fumetto italiano ed europeo... e a capire (o meglio, intuire) i meccanismi di una redazione, come si potevano leggere tra le righe dei tanti redazionali dell'epoca.

Il Corriere dei Ragazzi è stato un sogno irripetibile, una rivista per ragazzi che non li trattava come deficienti, ma li stimolava culturalmente e intellettualmente, uccisa dalla cecità della direzione del Corriere che non capiva il settimanale e dopo pochi anni volle trasformarlo nella brutta copia de L'Intrepido, cavalcando gli adolescenti nazional-popolari e finendo per perdere i lettori fedeli del CdR, che tutt'altra anima e interessi avevano. Andatevi a leggere il bel pezzo di Michele Medda per sapere qualcosa di più sulla breve storia di questo grande periodico.

Del CrR sono un fan sfegatato. Lo leggo dalla prima all'ultima pagina, partecipo a tutti i concorsi, mi iscrivo al CLUB DEI RAGAZZI, conservo e colleziono ogni inserto o gadget, scrivo al direttore (Francesconi e Barberis sono i miei idoli).

Tra i fumetti, ce ne sono tali e tanti da ricordare che potrei andare avanti per pagine e pagine. Mi limito a citare i favoriti assoluti: gli Aristocratici di Castelli e Tacconi, Anni 2000 di Mino Milani, Nick Carter di Bonvi, Altai e Johnson di Sclavi e Cavazzano, il Maestro (sempre di Milani, mi pare, forse il miglior fumetto fantastico italiano mai prodotto), l'Ombra, Processo alla Storia, La Donna Eterna di Buzzelli, Sturmtruppen, Lupo Alberto, qualsiasi cosa di Micheluzzi, e l'esilarante rubrica Sottosopra di Sclavi. Uno struggimento particolare per Valentina Mela Verde, della Nidasio, per quel ritratto di buona, simpatica e sana gioventù milanese di classe media, così lontana dal mio, di mondo, ma così accattivante.

Meno mi piacciono i tentativi del CdR di strizzare l'occhio ai più grandicelli con fumetti volutamente più scafati tipo TomBoy e Lord Shark (beh, non ho neppure dieci anni, dopo tutto!).

Quando il CdR finisce, e si trasforma nella grottesca, patetica, ridicola parodia de L'Intrepido chiamata Corrierboy, è la fine di un'epoca (e in più in un senso, dato che contemporaneamente passo dalle elementari alle medie).

Amori fumettistici nuovi e più importanti mi aspettano, e i fumetti "proibiti" fino a quel momento stanno per diventare i principali protagonisti della seconda metà degli anni '70...

1- continua

3 commenti:

Botolo ha detto...

Bellissimo questo post, non vedo l'ora di leggerne il seguito...e non ti dimenticare di citare la mitica lettera che inviasti all'uomo ragno ed. corno.

Alessandro Di Nocera ha detto...

Ottimo

Enrico ha detto...

Accanto al 'Corriere dei Ragazzi' - che fu la palestra su cui come te mi educai al fumetto italiano e francobelga - c'era 'Il Giornalino'. Che pur avendo una matrice chiaramente confessionale - Edizioni Paoline - sapeva proporre un insieme di altissima qualità, intelligente e stimolante. E' lì che ho conosciuto autori come il sommo, eccelso DeLuca (Il commissario Spada, le riduzioni di Shakespeare), i Caprioli, Giovannini (Bugs Barri, Capitan Erik), lo stesso Castelli (che prima di proporre gli Aristocratici aveva già creato Mister Charade - con Polese - e gli Astrostoppisti - con Zaccari), Nizzi e Boscarato (Larry Yuma), Mattioli (Pinky) e tutti gli altri che sarebbe arduo citare.
Se chiudo gli occhi posso ancora evocare qualche eco delle emozioni che mi dava "Luc Orient" o "Michel Vaillant" su il Corriere dei Ragazzi. Ma con la stessa forza ricordo le pagine del Giornalino, e più tardi (sarebbe eccessivo definirla un'epifania?) il volumetto della Mondadori "Una ballata del mare salato"... o una storia di un autore che non frequentavo ancora letta sulla rivista 'Corto Maltese': "Lupi" di un tale Andrea Pazienza...

P.S. Il sottotitolo di quella storia era di una bellezza profonda: "Amore è tutto ciò che si può ancora tradire". Nell'ultima, recente, edizione di un omaggio a Pazienza della Fandango Libri questa frase è stata Addirittura utilizzata come titolo in copertina. Peccato che l'abbiano (incredibilmente) storpiata: "Amore è tutto ciò si può ancora tradire".
Più tradimento di questo...